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Quorum a rischio nei referendum Cinque quesiti per cambiare la giustizia

Cinque colori per cinque referendum. Quelli sulla giustizia. La scheda rossa, per cancellare la legge Severino sull’incandidabilità dei condannati (e Berlusconi, per questa legge, perse la poltrona di senatore). Quella arancione, per limitare la custodia cautelare durante le indagini preliminari. Lagialla, per bloccare per sempre la possibilità che giudici e pm passino da una funzione all’altra. La grigia, per dare il diritto di voto agli avvocati nei consigli giudiziari e nel consiglio direttivo della Cassazione. Infine la quinta, la scheda verde, per sopprimere le norme che impongono un minimo di 25 firme, quindi l’appoggio delle correnti della magistratura, per candidarsi al Csm. Quesiti scritti in “giuridichese”, tutti articoli e commi (e non poteva che essere così), ma che dicono assai poco al cittadino comune. E sono costretti ad ammetterlo anche Lega e Radicali che li hanno proposti. Di qui il vero protagonista del 12 giugno, quando dalle 7 alle 23 si voterà per i referendum assieme alle amministrative: il quorum. Se non superano il 50% dei votanti – ma a oggi pare proprio una chimera – i quesiti non avranno alcun effetto. I referendum dividono una maggioranza già divisa. Tant’è che Giulia Bongiorno, responsabile giustizia della Lega, mette giù una previsione pesante: «Comunque vada, il Parlamento dovrà tenere conto di ogni singolo sì. Perché il sì è una richiesta di cambiamento radicale». Una cambiale che la Lega, e la stessa senatrice Bongiorno, si appresta a mettere in cassa 48 ore dopo il voto quando la riforma del Csm della Guardasigilli Marta Cartabia farà iconti con i numeri di palazzo Madama. E la Lega, ma pure Renzi e i berlusconiani, vogliono far pesare comunque i sì. Il Pd, che pure arriva ai referendum con una piccola pattuglia di favorevoli almeno su tre quesiti (Ceccanti, Morando, Petruccioli, Salvati, Tonini, Mancina per citarne alcuni), non ammette scherzi sulla Cartabia. «La sua riforma affronta in maniera più incisiva i temi che riguardano il Csm rispetto ai quesiti referendari» dice la responsabile giustizia Dem Anna Rossomando. Ma la battaglia sarà dura. Anche se c’è chi, come Enrico Costa di Azione, si batte per i referendum ma difende la riforma.

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