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Quindicimila avvocati in piazza “Costi giustizia più che raddoppiati”

ROMA — Una riforma che pone nuove barriere economiche gravose alla giustizia, che certo limiterà il numero dei processi, forse risolvendo il problema del sovraccarico dei tribunali, ma solo perché saranno in pochi a potersi permettere di ricorrere al giudice. Quindicimila avvocati sono scesi in piazza a Roma per protestare contro il disegno di legge «per l’efficienza del processo civile, la riduzione del-l’arretrato, il riordino delle garanzie immobiliari ed altro» (approvato il 17 dicembre dal Consiglio dei ministri, e attualmente all’esame del Parlamento). Un corteo molto ordinato, nonostante diversi e rumorosi fischietti: molte giacche e cravatte, alcune toghe, classicissimi impermeabili blu accanto ad ancora più tradizionali cappotti color cammello. Quasi tutti indossano una fascia tricolore con su scritto “A difesa della democrazia”, per ricordare che «la giustizia è un diritto costituzionale fondamentale». E anche se tra di loro si chiamano «collega» con la consueta distaccata cortesia, gli avvocati arrivati da tutta Italia sono indignati ed esasperati quanto lo erano qualche giorno fa commercianti e artigiani.
«Solo dalla Campania siamo in 2000, abbiamo prenotato un intero Frecciarossa e 25 pulmann», dice con orgoglio un manifestante. Apre il corteo l’Oua (Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana), che ha indetto tre giorni di sciopero e ha organizzato la manifestazione con l’intento di inviare «al futuro ministro e al presidente del Consiglio incaricato, Matteo Renzi, un messaggio chiaro: gli avvocati hanno idee concrete per riformare la giustizia, basta con i provvedimenti spot che in questi anni hanno solo reso più caro l’accesso ai cittadini, in cambio di un servizio pessimo» spiega il presidente Nicola Marino. Seguono moltissime sigle, da quella dell’Aiga (associazione giovani avvocati), a quelle delle varie camere penali locali, dell’Adu (associazione difensori di ufficio) e della Feder. M. O. T., che rappresenta i magistrati onorari di tribunale.
Sono soprattutto quattro gli aspetti del disegno di legge che gli avvocati giudicano profondamente ingiusti, e dei quali non hanno potuto discutere con il ministro uscente Annamaria Cancellieri perché, denuncia il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma Mauro Vaglio, «non voleva riceverci e anche quando ci ha ricevuti non ha voluto ascoltarci». Quello che indigna di più gli avvocati è la cosiddetta «sentenza a pagamento »: «O mi accontento del dispositivo — spiega Filippo Pucino, civilista — oppure se voglio conoscere le motivazioni, per poter impugnare la sentenza, devo pagare per la seconda volta il contributo unificato e i diritti di cancelleria». Gabelle che possono arrivare fino a 2000 euro. Molto contestata anche l’istituzione del giudice unico in appello: «La presenza del collegio costituito da tre giudici è sicuramente una garanzia maggiore per il cittadino», dice Vaglio. Ancora, c’è la norma che prevede una consulenza tecnica di parte obbligatoria prima di iniziare il processo per le materie «ad elevato tasso tecnico»: «Si tratta di una norma illiberale — sostiene l’Oua — perché limita l’accesso alla tutela dei diritti delle parti che non hanno i mezzi economici sufficienti». Sotto accusa anche l’istituzione di una sanzione economica a carico dell’avvocato se il giudice valuta la causa “temeraria” (priva di fondamento giuridico): «Così si intimidisce il difensore, perché lo si colpisce economicamente ». E questi non sono tempi rosei neanche per gli avvocati: nel lungo corteo Paolo Cesareo, napoletano, sfila con la chitarra. «La uso per arrotondare — spiega — come quando studiavo all’Università. Perché ormai è difficile farcela solo con gli onorari… ».

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