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Questo sciopero non s’ha da fare

Questo sciopero non s’ha da fare. Non sono buone le notizie che arrivano dall’autorità di vigilanza competente per i commercialisti. Il coordinamento delle sigle sindacali di categoria (Adc, Aidc, Anc, Amdoc, Unagraco, Ungdcec, Unico), che il 20 gennaio scorso aveva depositato la bozza di codice di autoregolamentazione delle astensioni collettive, infatti, il 15 maggio (come già anticipato da ItaliaOggi del 13/5/2014) si è visto recapitare una serie di osservazioni che sostanzialmente sbarrano la strada a qualsiasi iniziativa che si rifletta negativamente nei confronti dell’Amministrazione finanziaria e quindi dell’erario. Nei giorni scorsi i sindacati hanno scritto alla Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali definendo irricevibile la riformulazione dell’art. 4 (esclusione di ogni possibilità di astensione che investa una qualsiasi scadenza) che, se portata a compimento così come chiede l’Authority, comporterebbe «il sostanziale svuotamento del diritto allo sciopero costituzionalmente garantito».

Le ragioni dello sciopero.

Nello svolgimento delle attività quotidiane, scrivono sul documento i commercialisti, i professionisti si confrontano anzitutto con l’amministrazione fiscale. Proprio quest’ultima, negli ultimi anni, «ha acuito in modo gravissimo un approccio punitivo, caotico, svilente della professione e dei contribuenti, oltre che profondamente regressivo rispetto alle esigenze di certezza del diritto in cui solo possono maturare le condizioni di un benessere economico e sociale duraturo. Le ragioni che inducono le Associazioni rappresentative della categoria, in comune accordo, a porre le premesse per l’esercizio del diritto di astensioni collettiva si radicano proprio qui: le azioni di contestazioni che si intende mettere in pratica hanno come interlocutore dialettico l’amministrazione pubblica e le autorità politiche che hanno consentito e incentivato questo stato di grave crisi ed incertezza, oltre che di depauperamento del ruolo sociale del professionista della nostra categoria».

A queste esigenze rivendicative la Commissione replica con una elencazione delle prestazioni indispensabili che esclude l’astensione collettiva per la totalità delle attività che coinvolgono la prestazione di un servizio essenziale per il pubblico in dialettica con l’amministrazione fiscale. Al punto che, lamentano i sindacati, seguendo la proposta della Commissione l’astensione dei dottori commercialisti ed esperti contabili nell’ambito dei servizi essenziali risulterebbe semplicemente vietata, mentre l’astensione si svolgerebbe su ambiti residuali che, comunque, non costituiscono attività essenziali per l’interesse pubblico, per cui non sarebbero neppure soggette alla legge n. 146 ed alle altre limitazioni che invece il Codice prevede.

Il muro contro muro. Nel motivare le proprie ragioni, il coordinamento delle sette sigle sindacali ricorda che «tutte le azioni di sciopero dei lavoratori nei servizi pubblici essenziali, così come dei professionisti e lavoratori autonomi e piccoli imprenditori, sono astrattamente idonee ad entrare in collisione con esigenze pubbliche e diritti di terzi riconosciuti da norme di valore costituzionale. È infatti nella natura dello sciopero comportare un affievolimento della pienezza dei diritti e delle situazioni giuridiche di vantaggio dei terzi: una natura che era certamente ben chiara al Costituente quando ha ritenuto di elevare lo sciopero a diritto costituzionalmente garantito». La missiva dei commercialisti si chiude con un monito: «Non vorrà la Commissione dare la sensazione di avallare il rischio, invero inaccettabile nella prospettiva della difesa dei diritti dei lavoratori delle libere professioni, di conferire al legislatore l’illimitato potere di inibire, con la fissazione di scadenze e sanzioni, qualsivoglia astensione della categoria, fino a configurare per la stessa la sola possibilità dello ”sciopero virtuale”. Si tratterebbe, altrimenti, di legittimare una sorta di potere di precettazione generalizzato e preventivo, del tutto contraddittorio con la vicenda dell’affermazione del diritto di sciopero e di astensione collettiva, prima nelle rivendicazioni delle parti sociali, poi nella Costituzione, quindi da parte dell’intero ordinamento giuridico, compresa la Commissione di garanzia nella sua più che ventennale attività».

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