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Quell’idea del polo a tre partendo da Rai e Mediaset

La scalata di Silvio Berlusconi a Rai Way rischia di sbattere contro il muro del 66%? C’è chi sta lavorando, dietro le quinte, per celebrare lo stesso il matrimonio tra le torri della Rai e di Mediaset. Come? Il «jolly» sarebbe un nuovo investitore: un fondo infrastrutturale, forse addirittura la Cassa Depositi e Prestiti (se si creassero le condizioni). Se l’idea che il gruppo Mediaset, tramite la controllata Ei Towers, diventi il padrone delle antenne tv in Italia crea molti mal di pancia politici, ecco l’uovo di colombo: una newco dove Rai e Mediaset conferiscono le loro torri. Entra un terzo soggetto, un gestore puro. Ognuno con una quota del 30%.

Non è il famoso «Piano B» che Silvio Berlusconi ha in serbo, e di cui si vocifera, ma è un altro progetto che alcune banche d’affari stanno studiando. E che sarebbe già stato presentato a Fininvest e Rai per superare l’empasse creatasi dopo il lancio dell’offerta pubblica d’acquisto e di scambio della controllata del Biscione, Ei Towers, su Rai Way.
Secondo le indiscrezioni, il piano sarebbe stato delineato, ma al momento risulterebbe difficile da realizzare e prematuro: primo perché, per ora, Ei Towers non ha alcuna intenzione di fare marcia indietro. Ed è ferma sulla «Quota 66%» di Rai Way come obiettivo. Obiettivo, però, difficile da conquistare nella situazione legislativa attuale che impone a viale Mazzini di non scendere sotto il 51% della società delle torri. Ei Towers, che sta organizzando il pool di banche per il prestito bancario da affiancare a Jp Morgan, presenterà così il progetto per l’Opas il 16 marzo e da quel momento si potrebbero aprire scenari ulteriori.
Molti osservatori ritengono che quella di Mediaset sia soltanto una mossa tattica per arrivare a un altro obiettivo. Quale? Un’unione fra le torri della Rai e quelle di Mediaset ha un forte senso industriale ed è la soluzione che tutti auspicano: viale Mazzini potrebbe ridurre il suo indebitamento; Mediaset riuscirebbe a valorizzare la sua infrastruttura. Inoltre si creerebbe un operatore di rete nazionale, un progetto caldeggiato in passato da più parti, anche politiche. In tutti gli altri paesi europei c’è un solo gestore. E nessuno si scandalizza per il monopolio (naturale). Fare lo stesso anche in Italia dunque ha una sua logica.
Ma il progetto, secondo quanto indicato da alcune banche d’affari, starebbe in piedi soltanto con l’ingresso di un terzo azionista nella compagine: un fondo infrastrutturale capace di iniettare capitali nella nuova realtà e in grado soprattutto di monetizzare la quota che gli verrà trasferita da Rai e Mediaset. E che darebbe la garanzia politica di terzietà. Un soggetto super partes che non ha interessi in gioco.
Sarebbe una soluzione gradita e una di quelle operazioni di sistema in cui IntesaSanPaolo si è ritagliata un ruolo nel paese (il nome della banca è in effetti circolato tra i tanti rumors). Alcuni addetti ai lavori indicano anche la Cdp come possibile candidato a questo ruolo, tuttavia fonti vicine alla Cassa Depositi e Prestiti smentiscono un qualsiasi interesse per l’operazione, visto che l’aggregazione delle torri televisive non rientra nei progetti di pubblica utilità sui quali è attiva la cassa (come ad esempio lo sviluppo della banda larga nel Paese). In Fininvest, come fin dal primo giorno dell’affaire Rai Way, non si commenta alcuna indiscrezione. Ma non sembra che l’idea al momento raccolga molti favori in casa Berlusconi: Per due motivi: il primo è che oggi Ei Towers è una macchina da soldi, genera cassa. E Mediaset, avendone il 50%, la consolida in bilancio con un gradito beneficio sulla posizione finanziaria. Secondo, l’idea del polo a tre presenta criticità di governance e Mediaset non sembra intenzionata ad accontentarsi di fare il socio di minoranza (dopo la brutta esperienza di Endemol).
La verità è che l’unione tra le torri Rai e quelle di Mediaset, per essere mai realizzata, dovrà avere prima un via libera politico. Solo a quel punto sarà chiaro chi saranno i veri protagonisti dell’operazione.

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