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Quelli che «le tasse non si toccano» Ma Renzi va avanti sulla riduzione

«Le tasse sono una cosa bellissima». Nessuno se la sente più di ripetere la spericolata asserzione dell’allora ministro Tommaso Padoa-Schioppa. E, anzi, di fronte all’annuncio del governo di un taglio delle tasse, ora tutti si affannano a dichiararsi favorevoli. Solo che le carte in tavola sono cambiate. A fare l’annuncio non è la destra liberista, erede della settecentesca «rivolta del tè» contro le tasse inglesi. La battaglia anti tasse la lancia il segretario del Pd. Proprio quel partito che, dice Matteo Renzi, nelle sue articolazioni precedenti a sinistra (Pci-Pds-Ds) era visto come «il partito delle tasse». E così, la destra resta spiazzata, con il paradosso di Renato Brunetta e Mara Carfagna che protestano contro i tagli, mentre la sinistra dei «musi lunghi», per dirla con Renzi, avanza dubbi e distinguo, stigmatizza la «demagogia» e chiede progressività, temendo per il welfare e per i conti. Tanto che il premier attacca frontalmente: «Alla minoranza Pd dico che, piaccia o non piaccia, abbiamo preso un impegno con gli italiani e lo manterremo. Io rispondo alle esigenze degli italiani, non ai Fassina, ai D’Alema e Bersani. È il momento una volta per tutte di buttar giù le tasse». E all’Europa dice: «Deve preoccuparsi di dare una mano a chi vuole ripartire e non essere soltanto la maestrina con la matita rossa e blu». Stefano Fassina, che del Pd è fresco fuoriuscito, si dice «preoccupato dall’impostazione reaganiana del premier». Ma anche dalle parole del ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan, «davvero ineffabile quando cita la curva di Laffer, caposaldo ideologico di quella stagione di liberismo anni 80». Ma davvero ridurre le tasse è di destra? «La premessa è che io sono per una riduzione significativa delle tasse. Ma se non si vuole fare propaganda, bisogna ridurre l’enorme evasione». Renzi pensa che il Pd sia stato il «partito delle tasse», Bersani la definisce «una stupidaggine». E anche Fassina non concorda: «La sinistra ha spaventato una parte di elettori ma solo perché si è posta come forza credibile contro l’evasione». E se Berlusconi l’ha in parte giustificata, oltre un certo livello di «oppressione fiscale», Fassina «comprende» quella che definisce «l’evasione di sopravvivenza». 
Per Andrea Marcucci tagliare le tasse «non è né di sinistra né di destra». Certo è che la sinistra stenta a manifestare entusiasmo. Pier Luigi Bersani enfatizza come priorità la lotta all’evasione, subito rimbrottato dal ministro Padoan. Massimo D’Alema considera «discutibile» l’idea di «ridurre le tasse aumentando il debito pubblico». Si fa risentire anche l’ex ministro Vincenzo Visco, a suo tempo definito «Dracula» da Tremonti. La sinistra Pd recalcitra. Persino il governatore Ignazio Visco, nell’intervista al Foglio , pare freddo. Il dem di sinistra Davide Zoggia premette: «Come si fa a essere contro il taglio? Mica lo boicotteremo, non gli facciamo questo regalo a Renzi. Però la sensazione è di una dichiarazione a effetto, di uno spostare l’attenzione. Non dovevamo dare una risposta ai pensionati, alla scuola, alla sanità? E il reddito di cittadinanza? Le grandi socialdemocrazie non procedono con questi annunci, come quello di Renzi».
Obiezioni legittime o riflesso condizionato della storia? Nicola Rossi, economista, ex senatore del Pd, la vede così: «Più che essere contraria alla riduzione delle tasse, la sinistra italiana convive male con l’idea che il peso dello Stato si riduca. Una riduzione delle tasse, con taglio delle spese ed eliminazione delle municipalizzate, non farebbe contenta la sinistra». Quindi Renzi rompe un tabù? «Non ne sarei così sicuro. Renzi non chiarisce come si arriverà alla riduzione, se a debito o tagliando la spesa. Vedo anche, su altri fronti, come sulla Cassa depositi e prestiti, che Renzi tende ad allargare la presenza dello Stato». Quanto alla lotta all’evasione fiscale è sacrosanta, ma è un’altra questione: «La riduzione dell’evasione ha un effetto redistributivo, ma non riduce la pressione fiscale nel suo complesso». E la destra? «Mi pare spiazzata. Ha promesso il taglio per anni senza farlo. Ma è la destra italiana, non Cameron».

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