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Quelle occasioni senza pagella

Senza rating. Quindi, almeno in teoria, molto rischiose. Eppure, anche tra le obbligazioni prive di un giudizio di affidabilità emesso da una società indipendente — le classiche S&P, Moody’s, Fitch — si possono incontrare occasioni interessanti. È quanto emerge da una ricerca condotta dalla società di investimento indipendente Consultique Sim, che ha individuato alcune emissioni italiane — Pirelli, Prysmian, Campari, Mediaset — e altrettante estere — Air France, Celesio Finance, Seb, Porsche — che sebbene prive di una valutazione del rischio possono essere considerate «abbordabili», anche per un investitore privato (a parte il taglio minimo elevato che è quasi sempre di 50 o di 100 mila euro). E interessanti anche sotto il profilo del rendimento, che per le scadenze di quattro-cinque anni varia fra il 5,42% di Mediaset e il 3,12% di Prysmian nel gruppo dei titoli italiani, e fra il 4,4% di Air France e l’1,42% di Porsche per le emissioni estere.
Stabilità
«Più che il rendimento, nel caso delle emissioni prive di rating ma di buona qualità, è importante osservare l’andamento delle quotazioni, che nei momenti di stress dei mercati si sono rivelate in molti casi decisamente più stabili di quelle dei titoli di Stato di pari durata», sottolinea Marcello Ferrara, analista e strategist del mercato obbligazionario di Consultique Sim.
Il rendimento delle obbligazioni societarie — ricordiamolo — è penalizzato da un’imposizione sugli interessi del 20% contro il 12,5% dei titoli di Stato di area euro.
In pratica, anche le obbligazioni societarie prive di un giudizio di rating hanno subito la stessa sorte dei corporate bond dotati di una valutazione del rischio. Sono entrate nei portafogli degli investitori, sia privati che istituzionali, come elemento di diversificazione del rischio e come stabilizzatore, in quanto percepite come più sicure rispetto ai titoli di Stato, perlomeno emessi dai Paesi più indebitati.
«Il fatto che queste emissioni siano prive di un giudizio di rischio espresso da una società indipendente si può spiegare con la circostanza che l’attribuzione del rating ha un costo per l’azienda che ne fa richiesta», aggiunge Ferrara. In pratica le società emittenti, soprattutto quando hanno lanciato sul mercato un unico bond, ritengono in molti casi più appropriato risparmiare il costo di 100-200 mila euro che la richiesta di un rating comporta per l’azienda.
Non dimentichiamo del resto che in molti casi società dotate di giudizi di affidabilità molto buoni — tra queste Parmalat o la banca statunitense Lehman Brothers — si sono rivelate insolventi, smentendo quindi platealmente le valutazioni positive loro attribuite. «Chi investe in società prive di rating deve in ogni caso fare molta attenzione ai titoli che sta acquistando e analizzare con attenzione e con l’ausilio di un esperto i bilanci societari», conclude Ferrara.
Liquidità
Al di là di queste considerazioni vale la pena osservare che i titoli privi di rating possono essere un po’ meno liquidi, e talvolta presentare uno spread denaro/lettera (prezzo di acquisto/prezzo di vendita) un po’ più elevato. Nei casi esaminati in tabella, peraltro, lo spread oscilla tra lo 0,10% di Prysmian e Campari, ai valori un po’ più elevati, ma ragionevoli di Pirelli (0,35%) e di Celesio (0,5%) una società farmaceutica tedesca. Molte obbligazioni senza rating sono comunque quotate sul mercato regolamentato di Piazza Affari (Pirelli, Prysmian, Campari, Air France), mentre per le altre, scambiate da broker specializzati è sempre opportuno fissare in partenza dei limiti di prezzo sia per l’acquisto che per la vendita.

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