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Quell’accento francese di Fitch

di Stefano Montefiori

Prima Moody's poi Standard & Poor's nelle ultime settimane hanno fatto tremare l'Eliseo evocando l'ipotesi di togliere il prezioso rating «tripla A» alla Francia. Delle tre grandi agenzie internazionali, una è rimasta più defilata nel denunciare le magagne dell'economia esagonale: è Fitch Ratings, presieduta — che coincidenza — dal francese Marc Ladreit de Lacharrière, che possiede il 60 per cento dell'agenzia tramite la sua società Fimalac.
All'ombra del castello
Nato 71 anni fa da una famiglia aristocratica e cattolica con un castello nell'Ardèche, Ladreit de Lacharrière si è costruito negli ultimi anni un profilo di «grande borghese illuminato» che nelle parole dei detrattori si riassume nell'abitudine di dare amichevolmente del tu al maggiordomo. La sua figura è in realtà un po' più complicata, anche non volendo lasciarsi impressionare dal bonus di 725 mila euro interamente versato nel 2009 alla sua Fondation culture et diversité, che punta a inserire nella società gli studenti delle banlieues.
Ladreit de Lacharrière, con una fortuna personale di 665 milioni di euro nel 2011, è una delle 100 persone più ricche di Francia, e sostiene di «difendere idee di sinistra tra gente di destra e viceversa» perché non sopporta «tutto ciò che è uniforme». Abituato dal padre ingegnere a pensare che la prosperità non è un peccato, da giovane si iscrisse all'Ena (la scuola dei grandi boiardi di Stato) spinto da due zii di sinistra che gli parlavano dell'utilità di servire il bene pubblico.
Editore in rosa
Per mantenersi agli studi, Ladreit de Lacharrière fondò il settimanale femminile Mademoiselle magazine, prima di innumerevoli incursioni nel mondo dei media e dello spettacolo.
Un personaggio eclettico, capace di battersi contro l'esclusione sociale assieme al segretario socialista Martine Aubry grazie a un'altra fondazione, e di investire soldi, energie e passione nelle tournée dei cantanti. È stato lui a convincere il manager Gilbert Coullier a prendere Johnny Hallyday nella sua scuderia rubandolo allo storico impresario Jean-Claude Camus passato nell'orbita di Warner Music: «Tutto ciò che appartiene alla nostra grandezza e che lascia la Francia mi fa venire il maldipancia», ha detto Ladreit de Lacharrière al magazine Les Inrocks.
Sette note
L'interesse per il pop gli ha fatto comprare il 40% della società Gilbert Coullier Productions (che organizza gli spettacoli di Céline Dion tra gli altri), il 40% di Auguri Productions (le tournée di Vanessa Paradis) e un altro 40% del gruppo dei casinò Lucien Barrière, che sono obbligati dalla legge ad avere anche sale di spettacolo. L'idea di fondo, al di là dell'amore per l'istituzione nazionale Johnny Hallyday, è contrastare la penetrazione in Francia del colosso americano dell'entertainment dal vivo Live Nation.
Un passato di manager in Suez e L'Oréal, Ladreit de Lacharrière ha comprato l'inglese Fitch nel 1991 riuscendo a renderla competitiva e ad affiancarla alle altre due consolidate agenzie di rating; pranza volentieri con il cantante di sinistra Bernard Lavilliers, con l'ex presidente Jacques Chirac e con l'attuale premier François Fillon, che lo scorso gennaio gli ha appuntato sul petto la Legion d'Onore, massima onorificenza repubblicana, mentre non fa mistero di non essere in ottimi rapporti con il presidente Nicolas Sarkozy.
Al museo
Il «miliardario sociale», come lo chiamano a Parigi, è uno dei maggiori mecenati del Louvre e ha da poco fondato la nuova associazione Ammed (Associazione dei musei poco conosciuti del Mediterraneo) per valorizzare, con il patrocinio dell'Unesco, il patrimonio artistico abbandonato.
«Dopo le primavere arabe l'arte può essere un ottimo strumento per avvicinare le due rive del Mediterraneo — dice —. Per questo il primo intervento sarà a favore del museo Erlanger di Sidi Bou Said, in Tunisia». Il barone Erlanger era un ebreo europeo affascinato dalla cultura araba e dall'islam.
«Quel museo ospita la più grande collezione di strumenti musicali del nostro mare — spiega —, è un bellissimo punto di partenza per ricostruire la relazione tra Europa e mondo arabo». Intanto, in Europa, la Francia lotta per restare aggrappata alla sua tripla A. E non saranno certo Marc Ladreit de Lacharrière e Fitch Ratings a opporre resistenza.

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