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Quattro verifiche sulle fatture Iva

Un poker di verifiche per la fatturazione Iva. Per le operazioni effettuate dal 1° gennaio 2013, i soggetti che intrattengono rapporti con l’estero devono verificare quattro elementi per documentare correttamente le cessioni e gli acquisti di beni o le prestazioni di servizi. Le prime due verifiche riguardano:
– l’individuazione del luogo nel quale l’operazione è territorialmente rilevante ai fini Iva;
– la natura dell’operazione.
Per le prestazioni di servizi, pertanto, si tratta di accertare se il servizio è “generico” o “specifico”, mentre, per le transazioni riguardanti beni mobili, occorre verificare se l’operazione è qualificabile come cessione/acquisto interno oppure intracomunitario.
Le altre due verifiche riguardano invece:
til momento d’effettuazione dell’operazione (al fine di rispettare la tempistica della relativa documentazione);
ulo status comunitario o extracomunitario della controparte, oltre che la sua qualifica come debitore dell’imposta (utili per la corretta indicazione delle annotazioni obbligatorie nella fattura o nell’autofattura).
Prestazioni generiche
Nel caso di una prestazione generica, resa da un soggetto passivo extracomunitario, i criteri di territorialità Iva sono disciplinati dall’articolo 7-ter, Dpr 633/72. In questo caso, l’operatore residente deve, dapprima, individuare il momento di effettuazione, che coincide (salva l’ipotesi del pagamento anticipato):
– con l’ultimazione della prestazione, per i servizi a esecuzione immediata (un trasporto di cose o una consulenza, per esempio);
– con la data di maturazione del corrispettivo, per i servizi a esecuzione periodica o continuativa (un rapporto di agenzia, in ipotesi).
Tale verifica serve per stabilire quando emettere l’autofattura, con la dicitura «autofatturazione» (articolo 21, comma 6- ter), avvalendosi eventualmente del maggior termine previsto dall’articolo 21, comma 4, lettera d), ora posticipato al 15 del mese successivo a quello d’effettuazione dell’operazione.
Servizi specifici
Per un servizio specifico, ad esempio la manutenzione di un fabbricato, la disciplina dal punto di vista della territorialità è dettata dall’articolo 7-quater, lettera a), del decreto Iva. Posto che si tratta di un’operazione rilevante in Italia quando l’immobile è ivi ubicato, se l’operazione è eseguita da un prestatore soggetto passivo stabilito in un altro Stato Ue, dal 1° gennaio 2013 è il committente nazionale che deve integrare la fattura emessa dal prestatore comunitario, seguendo le regole dettate dall’articolo 46 del Dl 331/ 93 e già utilizzate per gli acquisti intracomunitari di beni. La registrazione della fattura integrata, poi, deve essere effettuata ai sensi dell’articolo 47 del medesimo Dl, distintamente dalle altre operazioni. Diversamente da quanto si faceva fino al 31 dicembre 2012, quindi, non dovrà più essere emessa autofattura. Questo è ciò che prevede il nuovo testo dell’articolo 17, comma 2, secondo periodo, Dpr 633/72.
Cessioni di beni
Prendiamo ora una cessione di beni esistenti nel territorio dello Stato (per esempio, merci custodite in un deposito in Italia) effettuata da un soggetto passivo comunitario in favore di un operatore economico residente. L’operatore residente, comunque tenuto al reverse charge, non deve più emettere autofattura. Per le operazioni effettuate dal 1° gennaio 2013, è obbligato a integrare e registrare la fattura emessa dal fornitore stabilito nell’altro Paese Ue, nel rispetto delle regole degli articoli 46 e 47 del Dl 331/93.
Gli stessi adempimenti andranno osservati nel caso in cui l’operatore comunitario, dotato di rappresentante fiscale in Italia (o qui identificato Iva, ai sensi dell’articolo 35-ter, Dpr 633/72), emetta fattura tramite la posizione fiscale assunta nello Stato, dato che la fattura del rappresentante fiscale o dell’identificazione diretta è irrilevante ai fini Iva. Non va compilato, infine, il modello Intrastat, dal momento che l’operazione si configura comunque come una cessione interna al territorio dello Stato.

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