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Quattro strade per il 730 precompilato

Mancano due giorni all’ora X della dichiarazione precompilata, e per 20 milioni di lavoratori dipendenti e pensionati è il momento di decidere come gestire il modello 730 di quest’anno. 
Da dopodomani – mercoledì 15 aprile – sarà possibile accedere sul sito internet delle Entrate al modello 730 già compilato dal fisco con le informazioni contenute nelle banche dati tributarie e con quelle trasmesse dai sostituti d’imposta, dalle banche, dalle assicurazioni e dagli enti previdenziali. Di fatto, però, i contribuenti potranno scegliere almeno quattro strade diverse per regolare i conti con l’amministrazione finanziaria.
Il fai-da-te. Chi vuole (ed è in grado di farlo) potrà controllare la dichiarazione direttamente online, accettandola, correggendola o integrandola, per poi trasmetterla al fisco entro il 7 luglio. Il tutto senza pagare nulla e assumendosi il rischio di eventuali controlli documentali (controlli che non saranno mai effettuati, però, se ci si limita ad accettare il modello precompilato dal fisco; in questo caso, anche i rimborsi oltre 4mila euro arriveranno in busta paga).
Il 730 in azienda. Chi ha un sostituto d’imposta che offre l’assistenza fiscale, avrà probabilmente già ricevuto le istruzioni per concedergli la delega alla gestione della precompilata.
Il Caf o il professionista. Chi preferisce rivolgersi a un Caf o a un intermediario abilitato (commercialista, consulente del lavoro e così via) può delegare uno di questi soggetti a scaricare il 730 e a curarne l’eventuale integrazione e la trasmissione alle Entrate. In questa ipotesi la tariffa media rilevata dal Sole 24 Ore del Lunedì su un campione di 25 Caf è di circa 45 euro, che scendono a 34 nei casi di riduzione (iscrizione ad associazioni, sindacati, tariffe sociali, convenzioni e così via). Non è difficile, però, trovare tariffe fino a 85 euro, che possono crescere ancora nel caso di dichiarazioni particolarmente complesse, con molti immobili o con detrazioni sui lavori in casa (si veda l’articolo a fianco). «Ogni realtà ha le sue tariffe – afferma Valeriano Canepari, presidente della consulta dei Caf – diversificate da provincia a provincia. A livello nazionale confermiamo la direttiva che invita a non apportare ritocchi incrementali significativi e a modulare i costi in base alla complessità della dichiarazione».
La via tradizionale. Resta anche la possibilità di presentare il 730 in modalità ordinaria, cioè rivolgendosi a un Caf o a un intermediario come si è sempre fatto negli anni scorsi, consegnandogli tutta la documentazione e chiedendogli di “fare da zero” la dichiarazione. È il caso in cui ricadono, tra gli altri, i contribuenti per i quali il fisco non ha preparato la precompilata: ad esempio, chi è stato assunto per la prima volta nel 2014. In questi casi, generalmente, le tariffe praticate dai Caf sono identiche a quelle seguite per chi integra o modifica la precompilata. E d’altra parte, il «visto di conformità» apposto dal Caf alla dichiarazione ha lo stesso valore e mette al riparo il contribuente dai controlli documentali e da eventuali richieste di pagamento di maggiori imposte, sanzioni e interessi. «Abbiamo i calendari pieni di appuntamenti fino a fine maggio – afferma Ezio Carriero, coordinatore delle sedi e della formazione di Assocaaf – come non era mai capitato negli anni precedenti. In molti casi sembra che stia valutando di ricorrere al Caf per liberarsi del rischio di errore anche chi prima faceva da sé ».
Resta un’ultima via, seguita tradizionalmente anche dai pensionati che nei giorni scorsi hanno scritto all’Esperto risponde del Sole 24 Ore: la consegna al Caf del 730 cartaceo già interamente compilato e accompagnato da certificazioni, fatture e ricevute.
L’anno scorso la trasmissione alle Entrate era un servizio gratuito. Quest’anno, la gratuità non è più citata nelle istruzioni al 730 e i Caf applicano una tariffa media di 41 euro (30 per gli iscritti), anche se alcuni centri di assistenza stanno iniziando a promuovere il servizio gratuito a certe condizioni. Si tratta senz’altro di un costo in più, al quale però corrisponde la protezione extra del visto “pesante”. «Quando spieghiamo in cosa consiste il visto ai contribuenti che iniziano ad affollare i nostri uffici – conclude Canepari della Consulta nazionale dei Caf – sembrano tutti capirne subito il vantaggio».
Di certo, visto che i contribuenti dotati di Pin sono 7 milioni su 20, quest’anno il grosso dei 730 passerà per il canale degli intermediari. Ma, per chi può scegliere tra l’assistenza fiscale e il fai-da-te online, le due variabili da mettere sui piatti della bilancia saranno proprio queste: da un lato, il costo e lo scudo del visto di conformità; dall’altro, l’invio gratis e il rischio dei controlli.
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