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Quattro strade per i crediti Iva ma tutte a ostacoli

Sono quattro le strade possibili per ottenere il riimborso dei crediti Iva: l’istanza di rimborso, la compensazione, la cessione a terzi e l’attestazione bancaria. Ogni strada, però, è piena di ostacoli rappresentati da limiti quantitativi o da inerzie degli uffici.
Come si forma il credito
Il credito Iva annuale si forma perché l’Iva pagata ai fornitori (imposta detraibile e potenzialmente rimborsabile dallo Stato) è superiore a quella incassata (e da pagare allo Stato). Ciò può accadere perché sono stati acquistati importanti beni strumentali, perché il tipo di attività esercitata comporta un’aliquota media delle fatture emesse o corrispettivi inferiore a quella degli acquisti ovvero perché prevalgono le operazioni attive non soggette a Iva. In quest’ultimo caso, gli esportatori abituali possono ridurre l’importo del credito Iva anche durante l’anno, inviando ai fornitori le lettere d’intento e chiedendo loro di emettere fatture senza applicazione dell’imposta, entro certi limiti. In questo caso, anche se l’esportazione è senza Iva, non si paga l’imposta al proprio fornitore; quindi, si riduce il credito.
La compensazione
Se si chiude l’anno con un credito Iva, la strada più veloce per recuperarlo consiste nell’utilizzarlo per compensare l’Iva a debito dei successivi mesi e se si è perennemente in positivo è possibile utilizzarlo per compensare il pagamento di debiti tributari o contributivi, diversi dall’Iva, con il modello F24. In quest’ultimo caso, però, per importi superiori a 15mila euro annui, la dichiarazione Iva deve essere certificata, con il visto di conformità, da un dottore commercialista, esperto contabile o consulente del lavoro. Inoltre, l’importo massimo compensabile è pari a 516.456,90 euro per anno solare; quindi, per importi superiori a questa cifra, l’unica strada è la richiesta di rimborso.
L’istanza di rimborso
Il credito Iva annuale può essere chiesto a rimborso da chi, alternativamente, nell’anno precedente ha acquistato beni ammortizzabili o spese per studi e ricerche, ha avuto una prevalenza di operazioni non soggette a Iva rispetto alle altre, ha avuto un’aliquota media delle operazioni attive (fatture emesse e corrispettivi) inferiore a quella degli acquisti, ha effettuato operazioni non imponibili superiori al 25% del totale delle operazioni effettuate ovvero è non residente. In questi casi, è di 2.582,28 euro l’importo minino del credito annuale che consente di chiedere il rimborso, anche per una parte inferiore al suddetto importo. Si può sempre richiedere il rimborso, invece, se nelle ultime tre dichiarazioni annuali si è risultati a credito ovvero nei casi di cessazione dell’attività.
La richiesta annuale del rimborso va fatta all’interno della dichiarazione Iva, che va presentata in via telematica a partire dal 1° febbraio dell’anno successivo a quello dichiarato e sino a fine settembre. L’amministrazione finanziaria dovrebbe pagare il credito entro 60 giorni dalla richiesta, tramite il concessionario della riscossione, nel limite massimo di 516.456,90 euro o un milione di euro per i subappaltori edili. Per i rimborsi chiesti all’agente della riscossione il rimborso dovrebbe essere pagato entro 3 mesi dalla richiesta. Per il ritardato pagamento sono riconosciuti gli interessi del 2% annuo, ma non sono previste sanzioni per l’amministrazione finanziaria. Al limite potrebbe essere deciso dal giudice il risarcimento dei danni, causato dal ritardo nel pagamento dei rimborsi Iva, per i maggiori interessi pagati sui finanziamenti bancari, per le fideiussioni richieste dagli istituti e per i mancati investimenti effettuati.
L’attestazione e la cessione
I contribuenti in attesa dei rimborsi, infine, potrebbero richiedere all’agenzia delle Entrate l’emissione di un documento che attesti la certezza e la liquidità degli stessi, nonché la data indicativa della loro erogazione. Questa procedura non accelera i rimborsi, ma il documento può essere presentato agli istituti bancari per aiutare le richieste di finanziamenti o può documentare il credito anche ai fini di una sua cessione a terzi.

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