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Quattro sfide per l’era Draghi

di Chiara Bussi

«Mario Draghi non ha bisogno di consigli: sa meglio di chiunque altro come lavoriamo. Ha preso tutte le decisioni insieme a noi ed è completamente dedito a perseguire il nostro mandato primario», cioè la stabilità dei prezzi nella zona euro. Con queste parole un commosso Jean-Claude Trichet ha siglato giovedì scorso il testamento di fine mandato nell'ultima conferenza stampa da presidente della Banca centrale europea. Un addio pronunciato – ironia della sorte – proprio nella sede della Bundesbank a Berlino – ospite dei banchieri tedeschi che sono stati i più ostili durante il suo mandato.

A Draghi, terzo presidente della Bce, che dal prossimo 1° novembre prenderà il timone dell'Eurotower, Trichet lascia in eredità la gestione di un mare agitato, «con tempeste e uragani», che si sono susseguiti negli ultimi quattro anni e non si sono ancora placati: economia dell'area euro dal passo «molto moderato», con numerose nubi all'orizzonte; inflazione sopra la soglia del 2% nei prossimi mesi; «alta» incertezza sui mercati; governi che «dovranno essere inflessibili» nelle politiche di bilancio. Uno scenario a tinte fosche, ben più cupo di quello che avevano ereditato i suoi predecessori.

«Duisenberg – spiega Marco Rocchi, economista di Intesa Sanpaolo – è stato l'operaio che ha costruito le fondamenta dell'Istituto, Trichet ha agito un po' come un pompiere ed è intervenuto per spegnere i focolai della crisi». Il banchiere italiano, invece, a detta di Antonio Cesarano, responsabile dello staff di market strategy di Mps Capital Services, dovrà essere «il guardiano della stabilità del sistema finanziario», dopo l'esperienza maturata in qualità di presidente del Financial stability board.

Sono quattro, a detta degli esperti, le sfide che attendono Draghi al passaggio di testimone. La prima è anche la più recente. Le gravi condizioni in cui versa Dexia hanno svelato un nuovo lato della crisi: l'emergenza liquidità per le banche europee. «Su questo fronte ci aspettiamo che il neo presidente prosegua la linea tracciata dal suo predecessore», afferma Cinzia Alcidi, economista del Ceps (Centre for european policy studies). Proprio nelle prossime settimane entreranno in vigore le nuove misure «non convenzionali» annunciate da Trichet giovedì scorso: il programma di acquisto di covered bond e due aste a 12 e 13 mesi per fornire liquidità a tasso fisso agli istituti di credito almeno fino alla fine del 2012.

Draghi sarà poi chiamato a sciogliere un dubbio amletico: decidere se proseguire o meno nell'acquisto di bond governativi di Italia e Spagna o di eventuali altri Paesi in difficoltà. «Le sue competenze tecniche sono fuori discussione – sottolinea Rocchi –, ma dovrà sfoderare l'arte della diplomazia per trovare il consenso e la sua nazionalità italiana potrebbe rappresentare in qualche caso un ostacolo».

Il tema è legato a doppio filo anche all'operatività dell'Efsf, il fondo salva-Stati, che dal 2013 dovrebbe ampliare le proprie competenze sostituendo la Bce nel programma di acquisto di bond governativi. Se questo non avverrà, resterà da capire quale sarà l'atteggiamento di Francoforte. Sullo sfondo aleggia poi lo spettro del default della Grecia, ormai sempre più probabile. «In questo caso – fa notare Alcidi – il ruolo dell'Eurotower sarà essenziale nel fornire liquidità al sistema bancario ellenico per evitare rischi di contagio».

Nessun dubbio invece da parte degli osservatori sul suo atteggiamento nei confronti del governo italiano. «Ha guidato con indipendenza la Banca d'Italia, esprimendo le proprie preoccupazioni sulla politica di bilancio. Questo dimostra la sua obiettività», sottolinea Julian Callow, chief European economist di Barclays Capital.

Resta poi l'incognita dei tassi d'interesse, lasciati invariati all'1,5% nell'ultimo atto di Trichet dopo la fiammata dell'inflazione a settembre. Su questo punto, il presidente uscente ha messo in campo il suo fair play, senza fornire indizi sulle mosse future, lasciando la mano libera al suo successore. «Il future Euribor – dice Rocchi – sconta una riduzione da qui a giugno, ma personalmente ritengo che un ritocco possa già arrivare il 3 novembre». Di diverso parere Cesarano, che si aspetta un costo del denaro fermo per diversi mesi «se il fondo salva-Stati decollerà e se il governo Usa e la Fed riusciranno a rimettere in moto il mercato immobiliare americano». Una grande variabile del gioco sarà la crescita di Eurolandia: «Se si intensificheranno le probabilità di una recessione nel 2012 – conclude Alcidi – una mossa sui tassi sarà inevitabile».

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