Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Quattro sempre in vendita: comprano solo Bper e Ubi

In zona Cesarini, ai tempi supplementari, se servisse anche ai calci di rigore. Con una metafora calcistica Roberto Nicastro ha fatto intendere che la scadenza di venerdì prossimo, per la cessione delle quattro banche che da quasi undici mesi presiede, verrà per quanto possibile rispettata, ma che se la chiusura del deal avverrà qualche giorno dopo i tempi previsti, il ritardo non comprometterà l’intera operazione di cessione.

Banca delle Marche, Popolare dell’Etruria e del Lazio, CariFerrara e CariChieti sono al centro di una trattativa che coinvolge, sul lato dei compratori, almeno due fondi di private Equity oltre a Banca Popolare di Bari, Popolare dell’Emilia-Romagna e Ubi. C’è chi è interessato all’acquisizione in blocco di tutte e quattro le banche e chi preferisce focalizzarsi su singole partite.

Lo schemaIn particolare, Bper sembra stia trattando con interesse l’Etruria, mentre Ubi ha sul tavolo il dossier Marche, con una attenzione che potrebbe allargarsi anche a Ferrara e Chieti. Ferrara sembra essere il deal meno appetibile: ha perso masse e clienti ed è gravata da una pesante struttura occupazionale. Su Chieti ha messo gli occhi la Popolare di Bari, che potrebbe riuscire nel colpo singolo.

Sono giornate di febbrili incontri su più tavoli: a cui oltre a Nicastro partecipa l’azionista venditore, ovvero la Banca d’Italia con la struttura che fa capo a Stefano De Polis, il direttore dell’Unità di Risoluzione e Gestione delle crisi.

«All’inizio del mio mandato – ha detto Nicastro – avrei messo la firma per trovarmi in questa situazione, anche se l’incertezza rimane diffusa e comprensibile». Tra le variabili che stanno influenzando le trattative ci sono il prezzo e lo stock di sofferenze. Ma anche i vincoli occupazionali, con la cosiddetta «clausola sociale» invocata la scorsa settimana da Agostino Megale, segretario nazionale della Fisac Cgil, ha un peso: «Non ci possono essere licenziamenti – ha detto Megale –. È invece pensabile il ricorso al fondo di categoria, anche per un periodo superiore al tre anni, o a politiche di solidarietà redistributiva. Ma a licenziamenti no». A complicare il contesto operativo, vi è l’attenzione scrupolosa delle istituzioni comunitarie sui potenziali acquirenti: a loro è già stato spiegato come la struttura finanziaria delle quattro banche in vendita debba essere opportunamente consolidata da parte dell’acquirente. Che, qualora fosse necessario, dovrebbe mettere in preventivo anche un possibile aumento di capitale.

VincoliNon è insomma una vendita al supermercato. Vi sono stringenti vincoli sia sul fronte del pacchetto acquisibile (attivi in calo, contesto macroeconomico e industriale, stock di sofferenze, vincoli occupazionali), che sul fronte del regolatore (i requisiti patrimoniali, i possibili aumenti di capitale). Il tutto complica e rallenta le trattative, che sono già di loro natura complesse. Eppure, sottolinea Nicastro, «siamo a un buon punto e probabilmente basterà la prima mossa per poi completare rapidamente il mosaico». Il momento è di estrema complessità, anche perché si riflettono sulle trattative in corso anche una serie di dinamiche esogene di evidente impatto.

La Popolare di Bari e la Bper, ad esempio, hanno in agenda la trasformazione della forma sociale in società per azioni entro il 27 dicembre e la stessa Bper sta valutando con il Credito Valtellinese una possibile operazione di integrazione delle rispettive attività che potrebbe portare alla nascita di un nuovo gruppo bancario, di rilevanti dimensioni, avente forma sociale di Spa.

Quello appena iniziato è un autunno estremamente complesso. Vanno a risolversi partite di grande impatto orizzontale, generate da comportamenti scorretti e penalmente rilevanti da parte di pluriennali passate gestioni. Ad Ancona come ad Arezzo, Chieti e Ferrara è il momento della ricostruzione, che avviene però in un momento di discontinuità del modello industriale. Siamo già entrati in zona Cesarini, sabato inizieranno i tempi supplementari. Forse serviranno anche i calci di rigore, sicuramente in futuro è necessario – anche tra le banche di provincia – un rigore nei comportamenti che in passato non si è visto.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non chiamatela più utility locale. Il gruppo A2a cerca il salto di categoria: da società dei servi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo la crisi, scatta la "riscrittura" del Recovery Plan da parte del Parlamento. Il documento di 16...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

A2A lancia il piano industriale al 2030 per riposizionare l’azienda, «passando dal mezzo al fine,...

Oggi sulla stampa