Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Quattro ostacoli sul nuovo Fisco

La tassa piatta delle partite Iva è un’incompiuta, perché l’entrata in vigore del secondo modulo per alzarla fino ai 100mila euro di fatturato è stata bloccata nel 2019 dal cambio di governo. La riforma del Fisco promessa dal Recovery Plan la dovrà mantenere invariata, ampliare o cancellare?

La riforma del Catasto è un progetto, già definito e parcheggiato in un cassetto ministeriale da quando cinque anni fa l’allora premier, Matteo Renzi, bloccò il decreto attuativo della vecchia delega fiscale sulla soglia del consiglio dei ministri. Andrà ripescata o abbandonata?

La tassazione per cassa degli autonomi è un’idea, sviluppata in particolare dal direttore delle Entrate Ernesto Maria Ruffini. Va sviluppata, corretta o abbandonata?

La riforma della giustizia tributaria vorrebbe farla officiare da magistrati dedicati, superando l’ormai insostenibile ruolo cadetto che la assegna ai ritagli di tempo di magistrati ordinari e professionisti. È ora di passare ai fatti o è meglio soprassedere per non infastidire chi oggi decide (e arrotonda il proprio reddito) nei processi sul Fisco?

Le risposte a queste domande per ora si celano nelle riflessioni interne dei partiti. E sono tutte diverse fra loro. Perché sul tema in questi mesi la politica si è potuta dedicare soprattutto all’ascolto delle tante voci di istituzioni ed esperti che hanno offerto i propri contributi nell’indagine conoscitiva sulla riforma avviata a gennaio dalle commissioni Finanze di Camera e Senato. L’ascolto è attività nobile, e poco praticata dalla politica. Ma il suo tempo è praticamente esaurito.

A imporre il cambio di passo è il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha promesso la legge delega sulla riforma del Fisco entro luglio. In un calendario che fa delle tasse il terreno di verifica sulle sorti complessive della ricostruzione italiana. Proprio lì si capirà se è davvero possibile far dialogare sull’architettura complessa delle riforme strutturali una maggioranza che spazia da Salvini a Bersani, o se l’unanimismo che ha scandito il passaggio parlamentare del Recovery è una facciata destinata a cadere alla prima prova sul campo. Non è un dettaglio. Perché senza riforme non c’è il Recovery. E la centralità del Fisco nel programma di riforme ha animato una delle richieste più pressanti avanzate da Bruxelles nei giorni decisivi per definire il piano.

La voce di Bruxelles sull’argomento diventerà pubblica venerdì prossimo, quando alle commissioni Finanze sarà ascoltato il commissario all’Economia Paolo Gentiloni. La sua audizione è il primo movimento del gran finale che poi vedrà l’intervento del ministro dell’Economia Daniele Franco e che dovrà sfociare nel documento finale entro giugno. Passaggio non banale perché il governo nel Pnrr ha indicato quel documento come prima base della legge delega da scrivere entro luglio e da affidare poi alla «commissione di esperti» per i decreti attuativi. Dalla possibilità di arrivare a una risoluzione unitaria, e dal peso specifico del suo contenuto, si misurerà il destino della riforma.

È un destino segnato da parecchie incognite. Alcune saranno probabilmente squadernate dallo stesso Gentiloni, che difficilmente potrà evitare di ricordare le parole d’ordine fiscali che campeggiano abitualmente nelle Country Recommendations inviate ogni anni dalla Commissione all’Italia e fissate dalle regole Ue come punti di riferimento dello stesso Recovery Plan. Tra queste, come ricorda lo stesso Pnrr a pagina 25, c’è la «riforma dei valori catastali non aggiornati» e «la revisione delle agevolazioni fiscali» per trovare le risorse necessarie a «ridurre la pressione fiscale sul lavoro». Su entrambi i temi, Catasto e tax expenditures, i quattro mesi di audizioni hanno registrato un coro di richieste di intervento. Nel silenzio, per ora, dei partiti.

La politica si è appassionata di più alle ipotesi di revisione dell’Irpef, in un ventaglio che va dalla tassa piatta alla progressività continua tedesca passando da architetture a tre o più aliquote. Tutto interessante. Ma con quali risorse, per riprendere i temi sollevati anche da Bruxelles? Per ora in bilancio dall’anno prossimo ci sono tre miliardi “liberi” dall’assegno unico ai figli. Dal 2023 ne servono almeno 10, da trovare in una manovra che per lo stesso anno ha promesso la proroga del superbonus. E una ventina di miliardi già ipotecati a maggio per la manovra d’autunno non è una cifra trascurabile.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

A un certo punto della trattativa a un ministro dei 5 Stelle scappa detto che «qui crolla tutto»....

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Per la definizione di holding nel regime dei conferimenti di partecipazioni a realizzo controllato ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Va al rush finale la cessione della rete di consulenti di Deutsche Bank Financial Advisors, un netw...

Oggi sulla stampa