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Quattro giorni per salvare Montepaschi

Ormai siamo al conto alla rovescia per Mps: oggi parte l’aumento di capitale in azioni, che si concluderà mercoledì per il pubblico retail e il giorno dopo per gli istituzionali. Sempre dopodomani si concluderà il periodo di conversione volontaria dei bond subordinati; poi si tratterà di fare i conti e verificare se la complessa operazione di ricapitalizzazione da 5 miliardi sarà andata in porto. Il governo è pronto a far scattare il piano B, quello che prevede la ricapitalizzazione prudenziale con intervento di denaro pubblico (ma che comporta anche la conversione forzosa dei bond e l’azzeramento del valore delle azioni). Il decreto legge, con misure per complessivi 15 miliardi a sostegno del Monte e di altre banche eventualmente in difficoltà, è pronto. È altamente probabile che nella prima parte della settimana l’esecutivo chieda al Parlamento un’autorizzazione cautelativa per la variazione dei saldi di bilancio del Def; una misura per poter aumentare il debito pubblico, necessaria a varare il decreto ove si rendesse necessario. I conti si faranno a partire da giovedì sera e al Mef si spera ancora che non ce ne sia bisogno. Molto dipenderà dalla presenza o meno di anchor investor che sottoscrivano una parte dell’aumento: in ambienti finanziari circola anche l’ipotesi che, in zona Cesarini, possa intervenire anche Poste, sottoscrivendo una parte dell’aumento.
In Europa non c’è troppa aria di sconti all’Italia: il salvataggio «dovrebbe avvenire secondo le regole concordate, cioè i creditori della banca devono contribuire al soccorso, non il contribuente», ha specificato ieri Christoph Schmidt, uno dei 5 saggi consiglieri economici della cancelliera tedesca Angela Merkel.
Stamani, ma l’orario potrebbe slittare, il cda della banca farà un primo punto sull’operazione. Se i 5 miliardi saranno trovati, per gli attuali azionisti del Monte ci sarà una diluizione pari all’87,26% nel caso di un prezzo di offerta pari al valore massimo (inverosimile) di 24,9 euro. Se invece le azioni verranno piazzate al minimo (un euro) la diluizione sarà pari al 99,42%; il prezzo verrà fissato solo a chiusura dell’aumento. La condizione perché vada in porto è che vi sia il successo di tutte le componenti dell’operazione: deconsolidamento degli Npl (non risultano ancora perfezionati gli accordi con Quaestio e il finanziamento ponte) conversione dei subordinati e aumento in contanti. Oggi compreso, ci sono quattro giorni di tempo per salvare il Monte.

Vittoria Puledda

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