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Quattordicesima estesa a 1,2 milioni di pensionati

Una “fase 1” con decorrenza 2017 da far scattare con la prossima legge di bilancio. Che poggia sull’Ape in tre versioni (“social”, “volontaria” e “per crisi aziendali”) con una soglia di accesso minima forse a 500 euro (o anche meno), sull’attribuzione ad altri 1,2 milioni di pensionati della cosiddetta quattordicesima alzando il tetto per beneficiare della mensilità aggiuntiva a mille euro e aumentando il bonus mediamente del 30% per i 2,1 milioni di soggetti che già la percepiscono. E che prevede per gli “over 74” l’allineamento della no tax area a quella dei lavoratori dipendenti (8.125 euro), le ricongiunzioni gratuite, l’accesso agevolato alla pensione, anche anticipata, per “precoci” (in primis quelli con 41 anni di contributi impegnati in attività faticose) e “usuranti” e il ricorso alla Rita (Rendita integrativa anticipata) anche nell’ambito dell’operazione anticipo pensionistico (Ape). Ma il verbale siglato da Governo e sindacati sul pacchetto previdenza, seppure senza un’intesa a 360 gradi e con il vincolo di affrontare alcuni punti in un nuovo round, include anche una “fase 2” da definire nel corso del prossimo anno e da far decollare nel 2018 anzitutto per riconfigurare il sistema contributivo. Con la possibilità di introdurre una pensione contributiva di garanzia per fasce di anni di contribuzione (con il concorso della fiscalità generale) anche in previsione del taglio strutturale del cuneo. Che il Governo punta a realizzare il prossimo anno.
Sempre collegato alla “fase 2” è un impegno non trascurabile che il Governo sottoscrive «sin d’ora»: la revisione del meccanismo di indicizzazione targato Letta che scade nel 2018. Il nuovo sistema di perequazione sarà basato sui scaglioni di importo, e non più per fasce d’importo. Il Governo si impegna anche a valutare la possibilità di un diverso indice per la rivalutazione delle pensioni a partire dal 2019. Nel pacchetto di possibili interventi per la “fase 2” sono comprese misure per rilanciare la previdenza complementare, una maggiore flessibilità in uscita all’interno del sistema contributivo e una revisione del requisito del livello minimo d’importo (2,8 volte il minimo) per l’accesso alla pensione anticipata.
Tornando alla “fase 1”, il perno dell’operazione resta l’Ape. Anche se rimangono ancora da definire la platea dei lavoratori che potranno anticipare la pensione a costo zero e il tetto sotto il quale potrà essere richiesta l’Ape social (al momento tra i 1.300 euro del parametro Naspi e i 1.500 euro lordi per il Governo mentre per i sindacati si dovrebbe arrivare a 1.650 euro). All’Ape potranno accedere gli over 63 con un anticipo dell’uscita verso la pensione facendo leva su un prestito bancario assicurato. L’Anticipo dovrà essere richiesto all’Inps che dovrà anche certificare la posizione previdenziale, e avrà una durata sperimentale di due anni. L’Ape sarà erogato mensilmente e dovrà essere rimborsato a rate in 20 anni, interessi compresi. In caso di premorienza il capitale residuo sarà restituito dall’assicurazione e quindi non si rifletterà sull’assegno di reversibilità e sugli eredi.
L’Ape a costo sostanzialmente zero (grazie a appositi bonus fiscali o trasferimenti monetari per un costo complessivo di 5-600 milioni) potrà essere utilizzato da alcune categorie di lavoratori in condizioni svantaggiate. A partire dai disoccupati di lungo corso e dai soggetti con disabili nel nucleo familiare. Altre categorie riconducibili ai lavori faticosi potranno sfruttare l’anticipo gratuito probabilmente attraverso il criterio del “lavoro ad elevato rischio infortuni”. Che dovrebbe rendere accessibile l’Ape ai macchinisti e a una parte degli operai del settore edile mentre su infermieri e insegnanti della scuola primaria la partita sarebbe ancora in corso.
L’anticipo deciso volontariamente dal lavoratore comporterà invece una riduzione dell’assegno rispetto alla pensione di vecchiaia piena di circa il 6% l’anno (comprensivo degli oneri legati a assicurazione e tasso sul prestito) fino a un massimo del 20% per le uscite con 63 anni di età. Nei casi di processi di ristrutturazione aziendale, attraverso un accordo tra le parti potrà essere messa a carico delle imprese una quota del costo dell’Ape.
Quanto al capitolo-precoci, potranno uscire con 41 anni di contribuzione i lavoratori che hanno maturato 12 mesi di contributi prima dei 19 anni di età nel caso abbiano svolto mansioni faticose, siano disoccupati senza ammortizzatori o siano in condizioni di disabilità. Anche su questo punto la platea è ancora in via di perfezionamento e non è escluso che in prima battuta venga data una corsia preferenziale agli “under 16”. L’accesso agevolato alla pensione sarà garantito anche ai soggetti impegnati in attività usuranti per sette anni nell’ultimo decennio senza il vincolo di aver svolto questo tipo di mansioni nell’ultimo anno di lavoro.
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Davide Colombo
Marco Rogari

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