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Quasi quattro milioni ai seggi Bersani al 44%, Renzi al 36% domenica il ballottaggio

ROMA — Ci sarà un secondo round: Bersani vince le primarie, ma va al ballottaggio con Renzi. Domenica prossima, il centrosinistra si ritroverà ai gazebo. È stato però un P-day trionfale, con una partecipazione record in tempi di antipolitica. I renziani parlano di quattro milioni di votanti; il coordinamento-primarie è più cauto, non dà numeri fino a notte, comunque ipotizza più di 3 milioni.
Tra il segretario e il “rottamatore” lo stacco oscilla per tutta la serata: a metà dei seggi, è di otto punti percentuali: 44,3% per il segretario del Pd contro il 36,2 del sindaco di Firenze. Vendola conquista il 15,1% dei consensi, fa l’en plein al Sud. Sarà lui, il leader “rosso”, l’ago della bilancia del ballottaggio. Puppato e Tabacci hanno rispettivamente il 2,9% e l’1,2%. Lo scrutinio va a rilento sul sito fino a bloccarsi, perché c’è scontro tra renziani e coordinamento sulla procedura di convalida dei voti. Le ultime cifre ufficiose danno Bersani al 45 % e Renzi al 35%, con un distacco di dieci punti, e un’affluenza tra 3 milioni/3 milioni e mezzo. Renzi è soddisfatto. Ha ottenuto quel che voleva, andare cioè al secondo turno dove giocarsi il tutto per tutto. Dice, a caldo: «Abbraccio Vendola, Puppato, Tabacci, ma un abbraccio doppio va a Bersani che ha accettato la proposta delle primarie». L’umore è ottimo, il clima d’euforia. Bersani però corregge il “rottamatore”: «È stata una giornata straordinaria. Ho telefonato a Matteo, lo abbraccio, non gli consento di dire che “ho accettato le primarie”, non me la si rubi, perché l’ho voluta io». Scaramucce in vista della sfida finale, che riserva molte incognite.
Rosy Bindi, che ha ingaggiato con il “rottamatore” uno scontro frontale, avverte: «Renzi non chieda posti in lista per i suoi amici ». Il segretario democratico smorza le tensioni; invita gli sfidanti a bere una birra insieme. Ricorda che qualcuno non avrebbe voluto il ballottaggio e che a questo punto lui avrebbe vinto, punto e basta. Renzi organizza un briefing: se Bersani ha vinto il primo round — afferma — al ballottaggio «si riparte da zero a zero». Non si polemizza. C’è l’afflussorecord a entusiasmare. «Grillo sta a rosica’», è il tormentone che il Pd rilancia sui social network. È stata una giornata campale. Code dappertutto, segno del successo delle primarie, e perciò accettate senza troppe tensioni. Poco prima delle 20, a un passo dalla chiusura dei seggi, una nota del coordinamento spiega che chi è ancora in fila, voterà anche oltre l’orario.
D’accordo tutti.
Del resto è lo stesso Renzi a sopportare il disagio della fila: il “rottamatore” per votare impiega due ore e 40 minuti. Chiede scusa: «Sono mortificato». Attacca sulle regole che non ha voluto lui; critica i pochi seggi che sono stati allestiti a Firenze: ce ne volevano di più. I bersaniani ironizzano: «L’hai fatto per apparire ancora sul Tg1 delle 20». Ma a creare attrito non è questo. È la dichiarazione di voto di Susanna Camusso, a urne aperte, a favore di Bersani, a Rai3. Si discute soprattutto sulla forbice che divide i due finalisti. I renziani a un certo punto parlano di testa a testa; i bersaniani segnalano che mano a mano che sono conteggiati i dati delle grandi città, Bersani cresce. Renzi annuncia un pieno di voti nelle regioni rosse. Enrico Letta, il vice segretario, tifa per un Bersani- Renzi che insieme facciano il nuovo centrosinistra. Massimo D’Alema parla di un successo «anche se faticoso». E comunque «è Bersani quello che può guidare il paese», non manca l’affondo. I dati arrivano a poco a poco da tutt’Italia; s’incagliano gli scrutini a Palermo. Il primo risultato viene dall’isola di Capraia, dove su 19 votanti, 17 votano Bersani. Tabacci si complimenta per il «bel risultato» di affluenza: «Ho fatto il donatore di sangue». Puppato quasi non ci crede quando la informano che è «stata scelta da 120 mila persone», nonostante l’oscuramento mediatico tante volte denunciato. Vendola ammette, mentre scorrono i numeri: «Ho una lieve crisi d’ansia». Con i numeri sotto gli occhi, nega di volere ragionare come ago della bilancia al secondo round: «Bersani se li deve conquistare i miei voti ». A unire invece le “tifoserie” ieri è stato il post di Beppe Grillo che ha duramente attaccato le primarie definendole una «buffonata », solo bromuro perché tanto ci sarà il Monti bis. Il ritorno del popolo delle primarie è la risposta.

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