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Quasi accordo sull’Alitalia ma i soci mettono pochi soldi

Si avvicina l’accordo per la Nuova Alitalia. In un vertice che si è tenuto ieri a Roma tra Ed Bastian, numero uno di Delta, Gianfranco Battisti capo di Ferrovie e Giancarlo Guenzi direttore generale di Atlantia, sono state gettate le basi (si spera definitive) della compagnia che prenderà forma dal 15 ottobre, data ultima per presentare l’offerta vincolante. Resta al momento irrisolto un tema rilevante, quello dei ricavi, sul quale i soci torneranno a parlare la prossima settimana in un incontro probabilmente decisivo.
Anche se mancano alcuni dettagli al documento definitivo, lo schema con il quale i soci in pectore parteciperanno alla nuova società è delineato. Delta dovrebbe salire dal 10% preventivato al 12% circa, mentre il controllo dello Stato sarebbe delegato al ministero dell’Economia col 15%. I partner italiani, Ferrovie dello Stato e Atlantia, dovrebbero stabilizzare la propria quota intorno al 36,5% ciascuno. In totale si ragiona su un capitale iniziale davvero risicato e compreso tra 900 milioni e un miliardo, una somma nettamente inferiore ai due miliardi di euro (minimo) necessari per far partire senza affanno una nuova compagnia aerea.
In sostanza il Mef metterà sul piatto gli interessi sul prestito ponte concesso ad Alitalia (pari a 150 milioni) mentre gli americani punteranno sul rilancio della compagnia, solo 120 milioni nella migliore delle ipotesi: una cifra “light” che non garantisce un interesse a lungo termine di Delta per il progetto. Più “pesante”, infatti, potrebbe essere l’investimento di Fs e Atlantia, coinvolte nell’operazione ognuna con una quota di circa 365 milioni di euro.
Il vertice di ieri, preceduto secondo indiscrezioni da un incontro top secret tra Bastian ed esponenti del governo, non ha del tutto risolto i dubbi della vigilia che dividevano le parti: come ad esempio il nodo dei diritti che Alitalia dovrà versare sui voli transatlantici oppure quello relativo alla quota di partecipazione di Delta alla newco, la nuova linea aerea che prenderà il volo dal 2020.
L’incontro è stato fissato dopo alcuni rinvii proprio a causa del braccio di ferro innescato nelle settimane scorse dai soci italiani sul tema delle royalties (i diritti sui biglietti) e quello più generale del posizionamento di Alitalia all’interno della nuova alleanza Blue Skies. Il primo scoglio, quello dei compensi dovuti da Alitalia, potrebbe essere aggirato con un maggiore coinvolgimento del vettore romano sui collegamenti verso gli Usa. Altro tema caldo quello del nuovo amministratore delegato di Alitalia: secondo alcune fonti vicine alla trattativa si starebbe stringendo su una rosa molto ristretta di candidati. Una partita, questa dell’ad, che vede il governo e il Mef in prima linea.
Il tempo però stringe e il vertice di ieri dimostra che la data del 15 ottobre non è solamente una deadline dettata dalla volontà dell’esecutivo Conte bis di chiudere la partita e depotenziare i conflitti sindacali: perché la spia rossa che si è accesa nella cassa Alitalia, sempre più a secco, potrebbe sbloccare l’impasse e aprire la strada ad un accordo entro il termine del 15 ottobre. Il “botto” di Thomas Cook e i passeggeri rimasti a terra nelle ultime ore potrebbero aver convinto tutti i protagonisti della vicenda ad accelerare. Prima di ritrovarsi nel bel mezzo di una crisi finale a novembre o, peggio, in prossimità delle feste natalizie.

Lucio Cillis

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