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Quasi 160 mld di euro riciclati all’anno (il 10% del pil)

Più di 540 miliardi di euro pari al 35% del pil nazionale. Questa la cifra a cui ammonta l’economia sommersa in Italia. Dei complessivi 540 miliardi, 160, ovvero il 10% del pil, sono frutto di operazioni di riciclaggio che comprendono 4 miliardi di euro di denaro contante oggetto di operazioni illecite.

Questi i dati resi noti, ieri, dal sottosegretario per lo sviluppo economico, Simona Vicari, nel corso dell’assemblea annuale dell’Aira (Associazione italiana responsabili antiriciclaggio), che si è svolta presso la sede della Banca popolare di Milano. «In Italia l’economia sommersa si sta assestando, complessivamente, sul 35% del pil, mentre le operazioni di riciclaggio sul 10%», ha spiegato il sottosegretario Vicari, «una cifra consistente che coinvolge il denaro contante solo per il 2,5% del totale». In base ai dati resi noti, frutto di un’indagine ad hoc svolta dall’Eurispes e da Banca d’Italia, è emerso, infatti, come su un totale di 160 miliardi di euro coinvolti in operazioni di riciclaggio, solo 4 miliardi siano frutto di operazioni riguardanti denaro contante. «Questo dato dimostra come la normativa che stabilisce il tetto dei 999 euro per i pagamenti in contanti debba essere alleggerita, dato che questa voce incide solo in minima parte», ha sottolineato il sottosegretario, «e solo due sono le strade percorribili per adeguarci agli standard europei: la prima via è quella dell’innalzamento del tetto per lo meno a 1.500 euro, la seconda, è quella di limitare quanto più possibile la circolazione del contante attraverso l’eliminazione delle banconote di grossa taglia (500 e 200 euro) a cui deve fare fronte, però, l’azzeramento delle commissioni bancarie». A concordare con la proposta del sottosegretario, anche Ranieri Razzante, docente di legislazione antiriciclaggio all’università di Bologna e presidente dell’Aira. «Spesso viene criminalizzato l’utilizzo del contante, arrivando addirittura a etichettare come necessariamente evasore chi continua a preferire le banconote e questo è assolutamente sbagliato», ha sottolineato Razzante, «i dati mostrano come le operazioni di riciclaggio vengano compiute solo in minima parte attraverso le banconote e, quindi, non esiste motivo per continuare su una linea così rigida come il tetto dei 999 euro». Il professor Razzante ha poi spiegato come la direzione da intraprendere per migliorare la normativa italiana in materia di antiriciclaggio, sia quella di «dover spostare l’attenzione dai soggetti alle operazioni compiute, in modo da semplificare gli oneri burocratici per la prevenzione del riciclaggio sia per i clienti, sia per gli intermediari finanziari, ai quali non può essere demandato il compito di svolgere attività di intelligence attraverso iter burocratici che, per quanto efficaci, sono sempre più onerosi».

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