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Quarantena formato famiglia tra congedo e smart working

La quarantena «scolastica» lascia a casa i genitori. Se un figlio scolaro, convivente e minore di 14 anni, è messo in quarantena per avere avuto contatti all’interno del plesso scolastico, i suoi genitori (lavoratori dipendenti) hanno diritto a rimanere a casa optando tra due soluzioni: lo smart working e un congedo straordinario (ma retribuito a metà). La novità, in vigore dal 9 settembre, va incontro alle necessità dei genitori, lavoratori, alle prese con i problemi legati ai tempi di vita familiare e di lavoro per la ripresa delle attività scolastiche: come e quando ci si può assentare dal lavoro? Quando c’è obbligo di non andare a lavoro? E quando d’informare il proprio datore di lavoro? Quali conseguenze per i colleghi di lavoro? A queste e altre domande proviamo a dare una risposta.

Scuola, Covid e lavoro. La ripresa delle lezioni (si veda anche l’articolo della pagina seguente) sta rappresentando un problema anche dal punto di vista organizzativo di aziende e uffici che occupano lavoratori dipendenti genitori di figli in età scolastica. La questione verte attorno all’eventuale necessità (o vero e proprio obbligo) di assenza dal lavoro dei genitori, in conseguenza di una situazione morbosa o a rischio di morbosità dei propri figli. Le ipotesi possibili sono diverse e proviamo a esaminarle. Per esempio, ci si può svegliare una mattina e trovare il figlio febbricitante, con i sintomi compatibili con il Covid-19, quale febbre sopra i 37,5 gradi, mal di gola o raffreddore. In tal caso, poiché la febbre supera i 37,5 gradi, il ragazzo non deve andare a scuola e i genitori devono contattare il pediatra o il medico di famiglia che con un triage telefonico deciderà se è il caso di segnalare il paziente alla Asl per il tampone o se i sintomi non sembrano ricondurre al virus. Nell’ultimo caso, prescriverà una cura adatta: passati i sintomi l’alunno potrà tornare a scuola. In questo caso, i genitori non hanno diritto di restare a casa sfruttando le misure previste per il Covid, né hanno obbligo di informare il datore di lavoro dell’accaduto (malattia del figlio) e se intendono assistere il figlio dovranno far ricorso ad altre tipologie di assenze, cioè quelle ordinarie per tempi di no-Covid (congedo parentale, ferie, ecc.).

L’assenza come malattia. Restando sull’esempio precedente prendiamo il caso in cui, invece, il medico decida che è necessario verificare i sintomi con un tampone e questo risulti positivo: il piccolo paziente è messo in isolamento a casa insieme alla sua famiglia. Quindi sono informati il comune e l’Asl che, oltre a dare le indicazioni di cura, avvertono il preside della scuola e stabiliscono i «contatti stretti» che ci sono potuti essere dentro la scuola (molto probabilmente, la classe frequentata dal figlio, gli insegnanti ed eventualmente le altre persone che hanno potuto avere contatti negli ultimi giorni), nonché la loro sorte riguardo a eventuali tamponi e quarantena. Se il figlio è positivo al Covid i genitori hanno obbligo di restare a casa: vanno in quarantena obbligatoria con il figlio malato. Pertanto, devono informare i propri datori di lavoro, presentando apposito certificato medico per giustificare l’assenza dal lavoro che sarà trattata e pagata come malattia. Nessuna ripercussione c’è in ufficio o azienda dove prestano attività lavorativa: la catena di contagio si ferma al primo contatto stretto, cioè i genitori non sono considerati «untori» almeno fino al termine della quarantena e se durante tale periodo non manifestano positività al Covid. In caso contrario, laddove il genitore dovesse sviluppare positività al Covid, scatterà l’emergenza all’interno dei locali dell’azienda: il medico competente con l’Asl deciderà il da farsi (chi mettere in quarantena, quali locali chiudere per fare una sanificazione, individuare le persone entrate in contatto stretto con il contagiato, ecc.). Per tornare a scuola, il ragazzo contagiato deve risultare negativo a due tamponi, a distanza di 24 ore. Una volta guarito, e se i genitori non sviluppano il Covid durante la quarantena, la storia può dirsi finita.

Smart working o congedo. Altro esempio. La classe è messa in isolamento preventivo perché si è verificato un caso di contagio al Covid o perché un insegnante è risultata positiva e l’Asl ha disposto la quarantena per tutti i contatti stretti (sono considerati tali tutti gli alunni delle classi in cui l’insegnante è stato nelle ultime 48 ore). In questi casi, quando cioè c’è un caso di contagio, non è detto che la scuola debba chiudere: è l’Asl a decidere e l’indicazione generale è di chiudere solo in caso di focolaio, cioè di presenza di più casi in una stessa classe. Può succedere, però, che si decida per una sanificazione, cioè di pulire a fondo l’istituto, prima di far ritornare tutte le altre classi (in tal caso l’operazione richiede comunque la chiusura di un paio di giorni). Se la scuola chiude per la sanificazione, il genitore deve organizzare da sé l’assenza dal lavoro se vuole restare a casa con il figlio (ferie, permessi, congedi, ecc.). Quando invece è messa in quarantena la classe o l’intera scuola frequentata dal proprio figlio, il genitore ha diritto di restare a casa fruendo di una di due misure (a sua scelta): smart working o congedo straordinario. Come detto, è un diritto del lavoratore per poter restare a casa con il figlio, mentre non c’è alcun obbligo di «non andare a lavoro», né di informare il datore di lavoro (che tuttavia lo saprà, evidentemente, nel momento in cui si chiederà di avvalersi del diritto al lavoro agile o al congedo). Le due misure sono previste dal dl n. 111/2020, in vigore dal 9 settembre, con le disposizioni per la ripresa delle attività scolastiche in tempo di Coronavirus. Spettano ai genitori lavoratori dipendenti, pubblici e privati.

Smart working: il diritto di svolgere l’attività di lavoro in modalità agile può essere fatto valere per tutto o soltanto per una parte del periodo di quarantena del figlio. Se entrambi i genitori sono lavoratori dipendenti, il diritto spetta a uno solo dei due.

Congedo: il diritto può essere fatto valere, anche in questo caso, per tutto o per soltanto per una parte della quarantena del figlio a condizione che la prestazione lavorativa non possa essere svolta in modalità agile (prima misura) e, comunque, in alternativa a tale possibilità. Anche in questo caso se entrambi i genitori sono lavoratori dipendenti, il diritto spetta a uno solo dei due. Per il periodo di congedo è riconosciuta un’indennità pari al 50% della normale retribuzione e la copertura del periodo con contributi figurativi. Per i giorni in cui un genitore fruisce di una delle nuove misure (smart working o congedo) o svolge ad altro titolo l’attività di lavoro in modalità agile o non svolge alcuna attività lavorativa (è l’ipotesi di genitore disoccupato o a casa perché in ferie o in fruizione di altri congedi), l’altro genitore non può chiedere alcuna delle nuove misure. Le due misure sono operative fino al 31 dicembre e riconosciute nel limite di spesa di 50 milioni di euro. L’Inps provvede al monitoraggio e, qualora emerga il raggiungimento del tetto di spesa, anche in via prospettica, non verranno più prese in considerazione altre domande.

 

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