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Ma quanto vale? Aerei e marchi potrebbero arrivare a 1 miliardo

Un miliardo di euro. Ecco quanto vale Alitalia. Che ha appena chiesto (e ottenuto) l’amministrazione straordinaria ai sensi della legge Marzano. Un valore che gli esperti ritengono di partenza. È la variabile tempo la vera incognita che grava sui tre commissari appena nominati con un decreto del Consiglio dei ministri — Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari — incaricati di trovare un acquirente per evitare la liquidazione della compagnia. Circa 800 milioni di euro sono relativi alla flotta, contenuti nella capogruppo e nelle sue controllate tra cui Alitalia CityLiner e la Challey Limited, con sede a Dublino.

La società irlandese è la scatola creata nel 2008 dalla compagnia per i contratti di leasing che Alitalia stipula con altri vettori affittuari dei suoi aeromobili, sfruttando l’aliquota agevolata di Dublino. Un giochino contabile usato da tutte le compagnie aeree europee per ridurre il peso del fisco sui contratti di leasing usati nel trasporto aereo, in funzione della domanda mutevole di mercato. Di questi 800 milioni 444 sono da ricondurre alla capogruppo, divisi tra il valore della flotta di proprietà usata dalla compagnia per volare (circa 40 aeromobili sui 124 in dotazione), quelli in locazione finanziaria e le attività di manutenzione per gli aerei in leasing. A questi vanno aggiunti circa 200 milioni, in cui la parte del leone la fa il marchio e le licenze correlate (145 milioni, dato di bilancio 2015). Racconta l’economista dei Trasporti Andrea Giuricin che il valore del marchio è soggetto a ridursi con il passare del tempo, al netto della continuità operativa di Alitalia garantita dal prestito-ponte di 600 milioni disposto dal governo. Altri 50 milioni circa sono relativi agli immobili, i capannoni, i terreni, impianti ed altri beni in pancia alla compagnia. I diritti di volo, i cosiddetti slot, non sono monetizzabili perché si tratta di diritti transitori che si perdono se Alitalia non effettua almeno l’85% dei voli su una determinata tratta nell’arco di sei mesi.

Così l’unica garanzia per i creditori resta la flotta. In caso di liquidazione, dicono fonti vicine al dossier, il prestito del governo (con un tasso di interesse vicino all’11%) dovrà essere rimborsato ed è prededucibile rispetto agli altri creditori, ai quali resterebbe ben poco.

Fabio Savelli

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