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Quanto tricolore nella nuova euro-vigilanza

Ora le banche non hanno più scuse. La Banca centrale europea (Bce) ha iniziato a tutti gli effetti l’analisi dei bilanci dei maggiori 128 istituti di credito dell’euro area, l’Asset Quality Review (Aqr). In soccorso delle banche che presenteranno delle difficoltà ci sarà una squadra che parla molto italiano. Non solo Mario Draghi, quindi. Nelle posizioni cruciali, l’Italia è presente. 
Parlando di Aqr, il pericolo è che gli investitori restino delusi dal risultato finale, troppo blando rispetto alle loro aspettative. Un rischio concreto, che potrebbe colpire gli istituti più in affanno. Non a caso, una delle principali tematiche connesse all’Aqr è la gestione delle eventuali ricapitalizzazioni che potranno rendersi necessarie alla fine del periodo di test, nel novembre 2014.
A oggi il dilemma maggiore riguarda i financial backstop , ovvero le assistenze temporanee da fornire alle banche con necessità di nuovi capitali, ma che non riescono a raccoglierli sul mercato. Come ricorda la banca tedesca Berenberg «non è ancora chiaro cosa succederà dopo gli stress test». Questo perché «manca un fondo unico di risoluzione da utilizzare in caso di mancanza di risorse sul mercato dei capitali». Il timore è quello di un ricorso massiccio al canale utilizzato dopo il collasso di Lehman Brothers, cioè gli Stati.
Modello
A vigilare sulla verifica patrimoniale della Bce, anche nel tentativo di evitare l’uso di soldi pubblici, saranno cinque persone e i rispettivi team. Il braccio operativo di Francoforte è il Single Supervisory Mechanism (Ssm), il meccanismo di supervisione unica. Guidato dalla francese Danièle Nouy, che ha come vice la tedesca Sabine Lautenschläger, dovrà monitorare il buon andamento delle analisi su cosa hanno in pancia le banche e come stanno operando. Due nomine condivise ad ampio spettro. La Nouy sul registro ha una vita passata tra il Comitato di Basilea, l’organismo internazionale di controllo delle banche centrali mondiali, e l’authority francese per la vigilanza macroprudenziale e la risoluzione bancaria. Dall’altro lato, la Lautenschläger ha una consolidata esperienza nella supervisione delle banche tedesche, essendo stata prima nell’autorità nazionale, la Bundesanstalt für Finanzdienstleistungsaufsicht (BaFin), e poi nella banca centrale, la Bundesbank.
Tuttavia, la figura più significativa è un’altra. Nel board del Ssm c’è infatti anche un italiano, Ignazio Angeloni. Ancora prima della sua investitura ufficiale erano state aspre le critiche della Germania, che aveva ravvisato un possibile conflitto d’interessi con Draghi. Angeloni è stato dal 2005 al 2008 il numero uno della divisione Rapporti finanziari internazionali del ministero dell’Economia e ha lavorato a stretto contatto con il presidente della Bce, che dal 2006 fino all’ottobre 2011 ha rivestito il ruolo di governatore della Banca d’Italia. Ma, fugati i dubbi dei tedeschi, Draghi ha potuto iniziare il suo lavoro di verifica sulle banche.
Ruoli
Il ruolo operativo più importante è proprio quello di Angeloni. Sarà il suo team a dover guardare all’interno dei bilanci delle 128 maggiori banche dell’eurozona, al fine di controllare se una banca ha abbastanza capitale per sopportare uno scenario di tensione finanziaria simile a quello vissuto dall’eurozona fra il maggio 2011 e il settembre 2012.
Sono due gli osservati speciali: Italia e Germania. Ed è per questo che, lontano dai riflettori, la Banca d’Italia e la Bundesbank stanno già agendo all’interno dei rispettivi confini nazionali. La prima grazie a Fabio Panetta, vice direttore generale di Palazzo Koch e suo rappresentante italiano nel Ssm. La seconda con Joachim Nagel, capo della divisione Markets Information Technology. Entro la fine dell’estate saranno condotti stress test interni e i dati saranno poi trasmessi alla Bce, come si apprende da fonti della Banca d’Italia. È proprio per questo che gli istituti di credito medio-piccoli in Italia stanno facendo raccolta di capitale in queste settimane. Farlo alle attuali condizioni di mercato — tassi bassi, continui flussi di capitali esteri in entrata, lieve miglioramento congiunturale — significa mitigare i rischi derivanti da un’inversione delle tendenze in corso entro la fine dell’anno.
Gestire la macchina dell’Aqr non è un compito facile ed è proprio per questo che numerosi investitori istituzionali hanno dubbi sulla reale efficacia dell’esercizio di resistenza patrimoniale: c’è il timore che i diversi interessi nazionali possano minare la credibilità dell’intera operazione. «Francia e Germania, ma anche Italia — ha spiegato Bridgewater, il maggiore hedge fund al mondo, in una nota riservata ai clienti istituzionali — hanno tutto l’interesse che l’Aqr non rappresenti uno choc per il sistema, ma una prova di trasparenza e maturità dell’euro area». Per questo motivo, continua il fondo hedge, non ci dovrebbero essere sorprese eclatanti a fine 2014. «A meno che non muti la congiuntura internazionale».
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