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Quando i fondi vincono la partita con il Tesoro

I gestori di Btp sono tornati alla ribalta. In tre anni i migliori hanno guadagnato tra il 10 e il 20% netto, contro il 5% scarso ottenuto da un singolo Btp triennale e dalla media degli Etf. Il ciclone di un anno fa, e il parziale miglioramento che ha rimesso in equilibrio (ancora precario) i nostri titoli di Stato, ha consegnato al risparmio gestito risultati migliori di quelli ottenuti dal mercato.
È questa, in estrema sintesi, la conclusione a cui arriva l’analisi di CorrierEconomia che ha fatto i conti in tasca agli investitori italiani che avessero acquistato in asta il Btp triennale ottobre 2009- 2012, agli Etf specializzati in titoli di Stato italiani e ai fondi comuni omologhi.
I conti
Il Btp triennale avrebbe offerto un rendimento netto del 4,97%, gli Etf (in base alla media di otto prodotti confrontabili con questo Buono del Tesoro) il 5,55% e la media dei 32 fondi obbligazionari governativi euro a medio lungo termine l’8,91% (vedere tabella). Tutti i valori sono al netto delle negoziazioni bancarie e degli oneri fiscali. Da notare che 23 dei 32 fondi esaminati vantano rendimenti netti superiori sia al Btp che agli Etf. Inoltre il podio dei migliori fondi annovera prodotti capaci di offrire più del 15%, a cominciare dal primo in classifica, Carige am sgr B obbligazionario Euro Lungo Termine (19,39%), seguito da AcomeA Sgr A1 Euro obbligazionario (16,15%) e Interfund-Euro bond long term (15,86%).
«Se il processo di ristabilimento della fiducia sul nostro Paese non si interromperà, sussistono certamente ancora margini di recupero sui titoli governativi italiani, anche se sulle scadenze 1-3 anni è già stato molto forte in questi ultimi due mesi», dice Antonella Paladino, gestore del Carige obbligazionario euro LT.
Da qualche tempo la crisi dei debiti sovrani europei è entrata in una fase meno acuta e questo ha reso il mercato dei titoli governativi periferici meno volatile e più liquido. «Risultano ancora interessanti i rendimenti dei titoli con scadenza più lunga, 10-15 anni, area dove l’attenzione degli operatori non si è ancora focalizzata», dice ancora Paladino, che in questo momento ha il portafoglio esposto per l’80% su titoli governativi di area euro. «Abbiamo un leggero sovrappeso su Italia e Francia e l’assenza totale di Grecia, Portogallo e Irlanda. Ai bund preferiamo titoli emessi da organismi sovranazionali, a basso rischio ma con rendimenti più appetibili» puntualizza Paladino.
Il grande movimento dei Btp si è concentrato negli ultimi 12 mesi, l’arco di tempo in cui è scoppiata ed evoluta la crisi. Non a caso sono a due cifre le performance annuali di chi ha cominciato ad investire a fine novembre 2011, il momento più buio. Come capita ad Azimut Solidity, il portafoglio Btp oriented di Azimut sgr partito il 28 novembre: a oggi ha guadagnato il 14,25%.
Scenari
Alberto Foà, presidente di AcomeA Sgr si attrezza contro l’inflazione: «Dopo aver preso progressivamente profitto sui Btp a media e lunga scadenza, ci siamo posizionati sulle emissioni brevi e medie privilegiando i Cct ed i Btp inflation linked, legati all’inflazione sia italiana, sia europea; i primi offrono un extra rendimento interessante e possono beneficiare di eventuali rialzi dei tassi dei Bot causati da nuovi timori sulla sostenibilità del debito pubblico, mentre i secondi offrono protezione da un eventuale futuro aumento del costo della vita». L’inflazione in futuro potrebbe in ogni caso essere tollerata dall’autorità monetaria, quale facile via di riduzione del peso reale del debito. «Difendersi tramite titoli inflation linked ha un costo ragionevole, se rapportato ai titoli tradizionali», aggiunge Foà.

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