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Qualità della vita: in testa c’è Bolzano Lecco nella top ten

È Bolzano la città italiana in cui sui vive meglio, mentre nelle grandi metropoli, Roma a parte, la situazione è peggiorata rispetto allo scorso anno. In generale, appare sempre più sfumata la contrapposizione fra il Nord benestante e il Sud «povero e arretrato», perché «il benessere si concentra su province minori (come dimensioni) dislocate in tutto il Paese». È quanto emerge dalla dicianno-vesima edizione dell’«Indagine sulla qualità della vita nelle province italiane» relativa al 2017, realizzata dal Dipartimento di scienze sociali ed economiche dell’Università La Sapienza di Roma per conto del quotidiano Italia Oggi , che nel numero in edicola pubblica tutti i risultati. «Nel complesso — scrive il ricercatore Alessandro Polli — sono 56 su 100 le province nelle quali la qualità della vita è risultata buona o accettabile, lo stesso numero della passata edizione». Il dettaglio però è tutt’altro che positivo: «Il 58% della popolazione (era il 53,3% lo scorso anno) vive in province caratterizzate da una qualità della vita scarsa o insufficiente». Milano e soprattutto Torino perdono terreno (rispettivamente dal 56° al 57° posto e dal 70° al 77°), mentre Roma migliora (dall’88° al 67° gradino). Maglia nera a Trapani, mentre Napoli si conferma al terzultimo posto. Per quanto riguarda i vertici, al secondo posto c’è Trento seguita da Belluno (entrambe con lo stesso ranking del 2016). La capolista Bolzano, ottava l’anno scorso, ha scalzato Mantova, scivolata a sua volta in ottava posizione. La ricerca ha esaminato 9 voci: affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita. A livello di aree, si registra «un lieve peggioramento in Italia centro settentrionale» e uno «speculare apprezzabile miglioramento in Italia meridionale e insulare». Inoltre «aumenta la vulnerabilità territoriale del Nordovest», mentre «le province del Nordest e del Centro mostrano un notevole grado di resilienza». Al Sud invece «il livello medio di qualità della vita è insufficiente, ma con timidi segnali di un locale miglioramento».

Paolo Foschi

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