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«Qe, se necessario faremo di più»

La Banca centrale europea terrà la barra dritta sullo stimolo monetario avviato nei mesi scorsi e non ha intenzione di ridurlo dopo il recente recupero dell’inflazione e della crescita, semmai di aumentarlo se ce ne fosse la necessità, cosa che per il momento il suo presidente Mario Draghi non vede. Draghi, nella conferenza stampa al termine del consiglio di ieri, ha riconosciuto anche che nel secondo trimestre l’economia dell’eurozona ha rallentato più del previsto, a causa soprattutto di fattori esterni, come la frenata delle economie emergenti.
Il presidente della Bce ha ammesso inoltre che la volatilità che ha colpito i mercati nelle ultime settimane è destinata a continuare, in presenza di tassi d’interesse molto bassi, il che ha provocato una brusca reazione dei mercati stessi, con il balzo dei rendimenti dei Bund.
La Bce è soddisfatta del Quantitative easing (Qe), lanciato a gennaio e avviato a marzo, con l’acquisto mensile di 60 miliardi di euro di titoli. «Sta procedendo bene», ha detto Draghi. L’inflazione dopo aver toccato il fondo all’inizio dell’anno (-0,6% a gennaio) è risalita allo 0,3% a maggio. Gli economisti della Bce, che nel marzo scorso avevano previsto un’inflazione zero per quest’anno, hanno ritoccato ieri la proiezione 2015 allo 0,3%, lasciando invariata quella dei prossimi due anni, rispettivamente all’1,5 e all’1,8%. La risalita verso l’obiettivo di stare sotto, ma vicino al 2%, dipenderà tra l’altro da fattori statistici, ma ne è condizione la «piena realizzazione» del Qe, un punto che Draghi ha ripetuto più volte. Il consiglio, dove era stata forte l’opposizione all’adozione di questa misura, è ora unanime, ha detto il banchiere centrale italiano, nel mantenere una linea di politica monetaria stabile. Il Qe continuerà fino al settembre 2016 o quando l’inflazione sarà stabilmente sulla strada dell’obiettivo. La Bce non si lascerà distrarre da deviazioni temporanee, ha ribadito Draghi. È fuori questione che si cominci a parlare di riduzione o addirittura di uscita dal programma. Semmai, se dovesse esserci una «restrizione non voluta» delle condizioni finanziarie, o si dovessero materializzare rischi al ribasso sull’economia, la Bce potrebbe riconsiderare un aumento dello stimolo, ha detto Draghi, ma «per ora non vediamo la ragione».
Anche se la ripresa ha accusato una «perdita di spinta» nel secondo trimestre, per effetto soprattutto del minor impulso del commercio estero, dovuto alla frenata dei Paesi emergenti, resta «sulla buona strada», grazie al traino della domanda interna, in particolare dei consumi privati. La Bce ha lasciato sostanzialmente invariate rispetto a marzo le sue nuove proiezioni di crescita (1,5% nel 2015, 1,9% nel 2016, 2% nel 2017). Calo del petrolio e indebolimento dell’euro sono due dei fattori che hanno contribuito alla ripresa e che la Bce intende monitorare, insieme alla trasmissione delle sue politiche all’economia reale, e ai rischi geopolitici.
L’impatto immediato maggiore la conferenza stampa l’ha avuto con l’analisi del recente rialzo dei rendimenti dei Bund. In parte dovuto alla ripresa, ha detto Draghi, in parte alla risalita dell’inflazione, in parte a fattori tecnici, come la scommessa unidirezionale di molti investitori, la forte pressione dell’offerta di titoli, il ritorno alla disponibilità per gli acquisti del Qe dei titoli a breve dopo che questi erano scesi sotto il tasso dei depositi (-0,20%), il che ha prodotto minori acquisti sui titoli a lunga e quindi una curva più ripida, la volatilità che si è autoalimentata e la scarsa liquidità. Il presidente della Bce non ha insistito su un fattore o l’altro, ma ha sottolineato che con i tassi bassi la volatilità è destinata a restare più alta. Questo però non indurrà la Bce a modificare la politica monetaria, ha precisato. Un laissez-faire che è stato interpretato dai mercati come un segnale per vendere Bund. La Bce comunque ha sottolineato il banchiere centrale italiano non vede per ora conseguenze di instabilità finanziaria causati dai tassi bassi, anche se è consapevole dei rischi, che continuerà a monitorare.

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