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Qe, la Bce resta sotto l’obiettivo ad agosto

A sei mesi dal suo lancio il quantitative easing in salsa europea batte un po’ in testa. Per la prima volta la Banca centrale europea (Bce) non ha infatti raggiunto ad agosto l’obiettivo dei 60 miliardi di euro di riacquisti di asset: se si sommano infatti i valori dei titoli pubblici (Pspp, 42,8 miliardi) a quelli di Abs (Abspp, 1,3 miliardi) e covered bond (Cbpp3, 7,5 miliardi) si arriva a malapena a 51,6 miliardi.
Non si tratta di una sorpresa, visto che le recenti rilevazioni settimanali avevano già evidenziato un rallentamento dell’attività dell’Eurotower, né necessariamente di un motivo di preoccupazione. Già in precedenza si era messo in chiaro che il ritmo delle operazioni si sarebbe adattato alle condizioni della liquidità durante il periodo estivo. Tanto è vero che nei mesi precedenti si era dato un colpo d’acceleratore «preventivo»,soprattutto maggio e giugno, chiusi con un controvalore di oltre 63 miliardi di euro. L’ultima settimana, a cavallo fra agosto e settembre, ha poi visto una nuova riaccelerazione con acquisti complessivi sul solo Pspp di nuovo a 11,9 miliardi, cioè il 22% in più della settimana precedente.
Forse sono quindi in qualche misura esagerate le voci allarmistiche di quanti vedono nel rallentamento del piano Draghi un altro di quei segnali del cosiddetto quantitative tightening, termine coniato di recente da Deutsche Bank per fotografare la riduzione volontaria o no della liquidità nel sistema globale, oltre alle mosse della Cina sulle riserve, alle difficoltà della Banca del Giappone nell’espandere la propria politica monetaria e all’azione (a breve) restrittiva della Federal Reserve e della Banca d’Inghilterra. In fondo la Bce, come sostengono gli analisti di Barclays Research (e non sono certo gli unici) rimane «ancora in linea con l’obiettivo».
Qualche riflessione però il bilancio di questi primi sei mesi lo impone, soprattutto alla luce della decisione presa giovedì scorso dal board di Francoforte di allargare lo spettro dei titoli acquistabili aumentando dal 25% al 33% l’ammontare detenibile nei propri forzieri per ciascuna emissione. Dal 9 marzo scorso, riferendosi al solo settore pubblico, sul mercato sono stati ritirati in valore nominale 68,2 miliardi di titoli tedeschi, 53,8 miliardi di francesi, 46,6 miliardi di italiani e 33,5 miliardi di spagnoli.
Si tratta, per i big dell’Eurozona, di un valore leggermente superiore alle quote prestabilite sulla base della partecipazione al capitale stesso della Bce: un «eccesso» che non deve stupire perché questi sono anche i mercati più liquidi, nei quali si fa meno fatica a reperire la «carta». Dove invece l’effetto scarsità più volte rievocato si fa sentire e l’Eurotower segna il passo sono i Paesi più piccoli e con un quantitativo di debito più ridotto in termini assoluti (ma non necessariamente ridotti rispetto al Pil).
Sono soprattutto Irlanda e Portogallo i destinatari dell’allargamento dei vincoli appena deciso dai banchieri centrali, secondo quanto ricordava ieri in un report Luca Cazzulani di UniCredit Research: «guardando in prospettiva da qui al settembre 2016 – sottolinea l’analista – il limite del 25% sulla singola emissione creava problemi soprattutto per questi due Paesi». Come conseguenza quasi immediata potremmo quindi assistere a un’accelerazione dei riacquisti in queste due aree, e in particolare sui titoli più a breve termine di Lisbona che già erano finiti in misura rilevante nei portafogli Bce in occasione del precedente Securities markets programme (Smp).
Sarà invece presumibilmente minore l’impatto delle ultime decisioni sull’Italia, che come è noto ha uno dei mercati di titoli di Stato più liquidi al mondo e dotato di un BTp future particolarmente scambiato dagli operatori internazionali anche come vero e proprio benchmark per i «periferici» dell’Europa. Il raggiungimento di quello obiettivo di un’inflazione vicina al 2% annuo nel medio periodo che sembra di nuovo sfuggire a Mario Draghi, come dimostra anche l’abbassamento delle proiezioni sulla dinamica dei prezzi operato dallo staff di Francoforte la scorsa settimana, passa anche dai dettagli più tecnici.

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