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«Il Qe fattore-chiave per la ripresa»

Il presidente della Banca centrale europea è tornato ieri a mettere l’accento sulla bassa redditività delle banche nella zona euro. Notando quanto le sfide siano aumentate negli ultimi mesi, Mario Draghi ne ha approfittato anche per chiedere nuove riforme economiche. La presa di posizione giunge a ridosso della presentazione da parte della Commissione europea di misure bancarie e in un contesto nel quale «la ripresa continua a procedere a un ritmo moderato, ma costante».
«Durante il nostro ultimo dibattito nella plenaria di febbraio, ho detto che la coesione dell’Europa era messa alla prova – ha detto ieri a Strasburgo il presidente dell’istituto monetario –. Da allora, le sfide sono aumentate. È ora più importante e necessario che mai che l’Europa risponda in modo coeso e deciso alle sfide che ha davanti». Citando Carlo Azeglio Ciampi, ha affermato: «Se agiamo da soli saremo alla mercè di eventi più grandi di noi, eventi che minacciano la pace e la sicurezza in Europa».
«La nostra politica monetaria (…) è stata un fattore chiave dietro gli sviluppi positivi» dell’economia della zona euro, ha detto Draghi. In particolare, ha citato il generoso finanziamento bancario, l’acquisto di attivi sul mercato e tassi d’interesse bassi che «hanno fortemente sostenuto la ripresa». Ecco perché il presidente ha confermato che la politica monetaria rimarrà accomodante «per assicurare la convergenza dell’inflazione verso livello inferiori, ma vicini al 2%» (in ottobre era allo 0,5% annuo).
Ciò detto, la Banca centrale europea è convinta che «stiamo continuando ad affrontare sfide strutturali che stanno frenando l’espansione dell’economia della zona euro». Sono necessarie misure che aumentino la produttività e migliorino le condizioni economiche. Parlando davanti al Parlamento europeo, in sessione plenaria a Strasburgo, il banchiere ha quindi affermato che «l’adozione di riforme strutturali deve essere accelerata in modo sostanzioso».
In questo senso, il banchiere centrale ha ribadito che la Bce non può essere sola nell’assicurare la ripresa economica. A proposito della bassa redditività delle banche europee, l’economista ha messo l’accento sulla «sovraccapacità» di molti istituti di credito, «strutture di costi inefficienti», sulla necessità di consolidare e razionalizzare il settore. È urgente, secondo il presidente dell’istituto monetario, mettere mano alle sofferenze con sforzi per rendere i mercati di questi strumenti più liquidi.
La presa di posizione è giunta mentre la Commissione europea si appresta a presentare domani un nuovo pacchetto di proposte legislative per migliorare la solidità delle banche e al tempo stesso aiutare la congiuntura. Sul fronte economico, oltre a incitare alle riforme strutturali che migliorino la produttività, il presidente Draghi ha affermato che anche le politiche di bilancio devono giocare un ruolo, «rispettando le regole di bilancio dell’Unione europea».
Il dibattito di ieri, tutto dedicato al rapporto annuale della Bce che sarà oggetto di un voto in plenaria oggi, è stato animato dalle posizioni dei partiti più radicali che hanno criticato la politica dell’istituto monetario, accusando la Bce di monetizzare il debito pubblico, creare nuove bolle finanziarie, impoverire la società europea. A tutta prima, il banchiere centrale ha fatto notare che il prodotto interno lordo dell’unione monetaria è tornato ai livelli pre-crisi dopo sette anni e mezzo.
Ciò è avvenuto, secondo Draghi, «nonostante rischi geopolitici che sono maturati e stanno maturando, in particolare quest’anno». Successivamente, il presidente della Bce ha smentito che in questo momento vi siano bolle finanziarie; ha ammesso però che la politica monetaria espansiva comporta rischi e che gli stessi tassi negativi potrebbero a un certo punto pesare sulla stessa redditività delle banche. Ha poi aggiunto che la politica monetaria non ha contribuito a nuove forme di ineguaglianza sociale.
Piuttosto, il banchiere centrale ha assicurato che la politica dei tassi bassi ha ridotto le divergenze nazionali sul fronte del finanziamento all’economia. Infine, i deputati hanno chiesto al banchiere centrale una sua opinione sull’elezione alla Casa Bianca del candidato repubblicano Donald Trump e sulle conseguenze che questa potrebbe avere sulla politica economica e monetaria in Europa. La risposta è stata cauta ma significativa: «È molto molto difficile dirlo a questo punto», ha detto l’economista.

Beda Romano

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