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Qe ai nastri di partenza: l’offensiva di Draghi per battere la deflazione

Entra oggi nella fase operativa il Quantitative easing, il «bazooka» di Mario Draghi per sferrare l’attacco ai rischi di deflazione nell’area euro. La Bce rompe un tabù e stampa moneta per acquistare titoli pubblici, Abs e obbligazioni garantite (covered bond) a colpi di 60 miliardi al mese almeno fino al settembre 2016. L’obiettivo è innescare un circolo virtuoso per l’economia, con benefici potenziali per l’export, il credito e gli investimenti.

Il «bazooka» della Bce è pronto a entrare in azione. Parte, infatti, da oggi il Quantitative easing, ovvero l’allentamento quantitativo della politica monetaria, ultima frontiera delle armi non convenzionali utilizzate dall’Eurotower. Un’offensiva per sferrare l’attacco decisivo contro il rischio di deflazione stampando moneta per acquistare titoli di Stato. Per l’Istituto guidato da Mario Draghi si tratta di una vera e propria rivoluzione copernicana che rompe un tabù fino a pochi mesi fa inviolabile, sulla scia di altre Banche centrali del mondo, come la Federal Reserve americana, la Banca d’Inghilterra e quella del Giappone. Un nuovo jolly da calare mentre sul tavolo compaiono alcuni segnali incoraggianti: dal barlume di ripresa al calo del prezzo del petrolio fino a una maggiore flessibilità dei conti pubblici che ha ispirato le pagelle della Commissione Ue sulle manovre 2015 di Italia, Francia e Belgio. Anche se lo stesso Draghi ha già messo le mani avanti spiegando che la mossa non sarà una bacchetta magica e da sola non riuscirà a fare ripartire la crescita dell’area euro.
«Il Qe – afferma Silvio Peruzzo, senior European economist di Nomura – sarà una sorta di polizza di assicurazione sull’economia europea, una forma di tutela dell’habitat favorevole che si sta creando. L’azione della Bce non può, però, essere un alibi per i governi che devono proseguire sulla strada delle riforme». 
Da questa settimana la Bce – attraverso le Banche centrali nazionali – acquisterà titoli dei Paesi dell’area per 60 miliardi di euro al mese. Di questi circa 45 saranno titoli di Stato e per il resto si tratterà di titoli cartolarizzati (Abs) o di obbligazioni bancarie garantite (covered bond). Saranno, però, esclusi i titoli di Grecia e Cipro, i due Paesi ancora interessati dal programma di salvataggio di Ue e Fmi. In totale, 1.140 miliardi verranno così immessi nel sistema finanziario dell’area euro.
Gli acquisti verranno effettuati in proporzione alla quota che ciascun Paese detiene nel capitale della Bce e dureranno almeno fino al settembre 2016 con la possibilità di andare oltre, fino a quando il livello di inflazione non sarà tornato «al di sotto ma vicino al 2%», ritenuto compatibile con la stabilità dei prezzi. Per andare incontro ai timori della Germania è stato fissato un principio di ripartizione del rischio. La Bce, infatti, si prenderà carico solo del 20% delle eventuali perdite, mentre il restante 80% verrà attribuito alle Banche centrali nazionali.
L’intenzione dell’Istituto di Francoforte è innescare un circolo virtuoso per cambiare verso all’economia con benefici potenziali per famiglie, banche, governi e per l’intero sistema. Il primo effetto del Qe dovrebbe essere visibile sull’euro: più si stampa moneta, infatti, e più questa si deprezza rendendo più competitive le aziende che esportano.
L’altro effetto positivo è sui tassi d’interesse. Se la Bce compra titoli di Stato, questi possono pagare interessi sempre più bassi, con un effetto a cascata anche sui rendimenti delle altre obbligazioni, bancarie e aziendali. Per il tasso di cambio e i rendimenti è bastato il semplice annuncio del Qe a portare i primi benefici già nelle scorse settimane: l’euro viaggia oggi ai minimi dal 2003 e i rendimenti di molti titoli di Stato sono scivolati sottozero. Una maggiore liquidità dovrebbe inoltre abbassare i costi della raccolta per le banche, che potrebbero girare questi vantaggi alle famiglie, applicando condizioni di credito più favorevoli. Maggiori finanziamenti, a loro volta, significano una boccata d’ossigeno per gli investimenti e per la crescita.
«La mossa – spiega Paolo Manasse, ordinario di macroeconomia e politica economica all’Università di Bologna – arriva un po’ in ritardo, ma è sicuramente necessaria. Ci sono, però, alcune incognite legate al funzionamento dell’operazione e ai suoi effetti concreti. Resta infatti da vedere se questa volta funzionerà il canale di trasmissione all’economia reale e se le banche, come già in passato, preferiranno parcheggiare l’enorme massa di liquidità». L’efficacia del “bazooka”, conclude l’economista, dipenderà anche «dalla capacità di influenzare le aspettative di inflazione per poter far ripartire gli investimenti. E questo non sarà un effetto immediato».
Non sarà solo il Qe a catalizzare l’attenzione dei mercati questa settimana. Alla riunione dell’Eurogruppo di oggi terrà banco il salvataggio della Grecia e il piano di riforme di Atene, mentre l’Ecofin di domani si concenterà sul piano Juncker, un altro tassello del puzzle per rilanciare la crescita.

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