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Qe, acquistati 10 miliardi in tre giorni

È partito senza eccessive scosse, nonostante i timori della vigilia, il programma di acquisti di titoli pubblici della Banca centrale europea. Nei primi tre giorni, ha detto ieri il consigliere della Bce, Benoit Coeuré, sono stati acquistati titoli per 9,8 miliardi di euro. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che è stato uno degli oppositori del Quantitative easing (Qe) europeo, ha detto che la banca centrale tedesca ha acquistato 2,1 miliardi di euro e che non c’è alcuna indicazione che non sarà in grado di fare la sua parte nel programma. Diversi osservatori di mercato avevano espresso dei dubbi sulla possibile scarsità di titoli, soprattutto tedeschi. Dato che gli acquisti vengono realizzati sulla base della quota dei singoli Paesi nel capitale della Bce, alla Bundesbank dovrebbero toccare circa 300 miliardi degli oltre 1.100 previsti.
Secondo un consigliere della Bce, l’intenzione è di acquistare anche in marzo 60 miliardi di euro, come previsto per ogni mese del piano, che dovrebbe durare almeno fino a settembre 2016, nonostante questo mese gli acquisti siano iniziati solo il giorno 9, lunedì passato.
Weidmann ha anche minimizzato il rischio di possibili perdite a carico della Bundesbank, causate del fatto che i Bund presentano oggi rendimenti negativi fino alla scadenza dei 7 anni. «Scopo del programma – ha detto il banchiere centrale tedesco – non è fare utili, ma la stabilità dei prezzi». La Bundesbank ha pubblicato ieri il suo bilancio 2014, con un utile di 2,95 miliardi di euro, in calo rispetto ai 4,6 miliardi del 2013, a causa soprattutto del calo dei tassi d’interesse.
Il presidente della Bundesbank ha però ribadito le sue critiche al Qe, in parte perché a suo avviso la ripresa già in corso dovrebbe consentire una risalita dell’inflazione senza il ricorso a questo strumento, in parte per il rischio che il denaro a buon mercato freni la volontà di riforma dei Governi. Ancora una volta, Weidmann ha citato i casi dell’Italia e soprattutto della Francia. «È dannoso se i Governi cominciano a pensare che non ci sia più bisogno di riforme – ha detto –. I Governi hanno dovuto rendersi conto che il ritardo nelle riforme strutturali è stato la causa della bassa crescita. Ora, il successo delle riforme annunciate si misurerà dalla loro messa in atto». Il presidente della Bundesbank, come aveva fatto nei giorni scorsi in modo meno esplicito quello della Bce, Mario Draghi, ha criticato l’allentamento degli obiettivi di bilancio della Francia, autorizzato dalla Commissione europea, giudicandola una decisione presa «sotto pressione politica». Un altro dei falchi del consiglio Bce, il presidente della Banca centrale olandese, Klaas Knot, si è espresso ieri in termini analoghi.
Dura, e sulla stessa linea di Draghi, anche la posizione nei confronti della Grecia, che ieri ha ottenuto dalla Bce un piccolo aumento della liquidità di emergenza (Ela), concessa attraverso la Banca centrale nazionale, di 600 milioni di euro. La Bce sta «asfissiando» la Grecia, secondo il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. «Non dipende dalla Bce se la Grecia non ha accesso ai mercati», ha replicato Weidmann, osservando che nelle ultime settimane «molta fiducia è andata persa». Come Draghi, Weidmann ha ricordato che l’Ela può essere concessa solo a banche solvibili e che l’acquisto di altri titoli di Stato greci da parte degli istituti ellenici, come vorrebbe il Governo di Atene, peggiorerebbe la situazione. E, come i suoi colleghi del consiglio Bce, ha espresso il parere che debbano essere i Governi europei a decidere ulteriori finanziamenti alla Grecia e il compito non vada scaricato sull’Eurosistema.
Il capo della Bundesbank si è dichiarato ottimista sulle prospettive dell’economia tedesca, che potrebbe crescere nel 2015 dell’1,5%, come indicato dalla Commissione europea (la previsione della banca centrale nel dicembre scorso era di una crescita dell’1%), ma non ha mancato di sottolineare i rischi posti soprattutto dall’incertezza geopolitica e, a medio termine, dai fattori demografici.
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