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Puzzle (quasi) finito La corsa continua in premium

I primi incastri ai piani alti della catena di controllo sono andati a posto all’inizio dell’anno. Non è ancora la manovra attesa dal mercato con cui Marco Tronchetti Provera vuole ridisegnare la fisionomia della galassia Pirelli, ma intanto il presidente del gruppo ha blindato le casseforti a monte per prepararsi al riassetto complessivo che dovrebbe sciogliere definitivamente i legami con la famiglia Malacalza, trovando quindi una soluzione al braccio di ferro iniziato la scorsa estate.
Il riassetto
Nella prima settimana di gennaio Tronchetti ha completato la trasformazione dell’accomandita di famiglia, la Mtp Sapa, in società per azioni dandogli nuovi soci e una vocazione industriale. Con un aumento di capitale da 40 milioni sono entrati la famiglia Rovati di Rottapharm e Sigieri Diaz della Vittoria Pallavicini, che andranno ad affiancare il giovane Federico Enrichetti, entrato l’anno scorso con circa il 3%. La scorsa settimana, inoltre, è andato in porto un altro pezzo importante del progetto: il rinnovo al completo del patto di sindacato Pirelli. Che è stato però blindato solo per un anno, anche per venire incontro alle esigenze di Unipol, Generali e Allianz, indisponibili a vincolare la partecipazione in Pirelli per altri tre anni tanto più in prospettiva di un riassetto i cui contorni non sono ancora definiti. I movimenti attorno alla Bicocca sono seguiti con grande attenzione in Borsa, dove all’ipotesi di Opa su Camfin, che ha sostenuto il titolo facendogli guadagnare l’anno scorso il 127% e un altro 22% dall’inizio del 2013, si stanno sovrapponendo le scommesse sul futuro della Pirelli, tornata la scorsa settimana a quotare stabilmente sopra i 9 euro. La speculazione si è innestata su un sentiment già positivo sul gruppo della Bicocca, che da quattro anni a questa parte sta beneficiando, in termini di performance di Borsa ma soprattutto di bilancio, del turnaround avviato all’inizio della crisi e della focalizzazione sul segmento pneumatici premium e sui mercati emergenti.
Strade sudamericane
In primavera dovrebbe arrivare un nuovo piano industriale che segnerà, nelle attese, un’evoluzione della strategia premium in versione «basic» adottata in questi anni. Nell’ultimo triennio Pirelli ha investito 1,9 miliardi di euro per aumentare la capacità produttiva principalmente in Sud America e allargare il raggio d’azione ai mercati di Russia, Nafta e Indonesia. E le prospettive di mercato, oltre che i risultati, confermano la correttezza della scelta: per le regioni Asia Pacifico e Russia gli analisti prevedono una crescita della domanda al 2015 superiore al 15%, contro l’8% dell’Europa e il 6% dell’area Nafta e il 4-5% del mercato globale dei pneumatici. In Brasile, dove Pirelli realizza il 40% del risultato operativo e un terzo delle vendite di tutto il Sudamerica, la crescita prevista sale addirittura al 17%. Quanto all’andamento del 2012, il bilancio dovrebbe chiudersi ancora in crescita con 6,15 miliardi di euro di ricavi, un po’ meno di quanto era stato stimato a inizio piano, e 800 milioni di redditività pari a circa il 13%.
Obiettivo profitti
Visti i risultati raggiunti, per il 2013 l’asticella sale. Pirelli vuole crescere ora sempre in area premium ma in quei segmenti maggiormente profittevoli. E quindi il focus sarà in particolare sulle gomme oltre i 18 pollici e sulla ricerca di una maggiore efficienza distributiva per guadagnare quote di mercato. L’anno scorso Pirelli ha comprato due catene di distribuzione di gomme: la brasiliana Campneus e la finlandese Daekia, quest’ultima per spingere sul mercato «winter». Non sono previste altre acquisizioni ma si cercherà un miglior posizionamento nei punti vendita e in quelle aree geografiche dove la crescita del premium è più sostenuta. In quest’ambito la principale incognita è rappresentata dalla domanda del mercato europeo, ancora in frenata, che potrebbe rendere necessaria una revisione degli obiettivi. Ma Pirelli ha già pronto un «contingency plan», un piano B, per far fronte agli imprevisti.
Quella su cui i manager della Bicocca stanno lavorando sarà in pratica una strategia premium ancora più focalizzata e quindi con un livello maggiore di sofisticatezza. Che si accompagnerà sempre con la ricerca di una maggiore efficienza produttiva, caratteristica che in questi anni difficili ha fatto la differenza per Pirelli, rispetto ai competitor più grandi e con una struttura di costi più rigida. Competitor nei confronti dei quali la Bicocca ha anche spazio da recuperare in Borsa. In parte sta già avvenendo con la crescita registrata in questo primo scorcio dell’anno che ha riportato Pirelli sopra i 9 euro. Per gli analisti, viste le quotazioni di Michelin o Continental, c’è un altro 5-6% da recuperare sui fondamentali.

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