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Puntare su liquidità e cedole in valuta

Calma e sangue freddo. È questo il consiglio sugli investimenti che i consulenti danno ai risparmiatori italiani dopo il tonfo dei mercati di ieri. Infatti, di giornate come quella trascorsa ne vedremo altre prossimamente, in “controtendenza” con il fatto che in passato era il mese di agosto a scaldare i motori dei mercati, in particolare il comparto valutario dove le quotazione delle monete subivano spesso oscillazioni inattese e di livello considerevole. Insomma, non è la prima volta che i risparmiatori patiranno per le avverse condizioni dei mercati, né sarà l’ultima.
A cosa dunque bisogna stare attenti? «Nonostante sia nell’aria un aumento di volatilità legato al pricing eccessivo raggiunto da tutte le asset class – spiega Francesco Caricati, analista di Consultique – non si vedono all’orizzonte veri segnali di cedimento. Alcune criticità rilevanti andranno comunque attentamente monitorate nei prossimi mesi. Tra queste la più attuale riguarda senza dubbio l’atteggiamento della Fed che a ottobre dovrebbe terminare definitivamente il proprio piano di acquisto di titoli e, da quel momento in poi, gestire un possibile aumento dei tassi, in relazione alla non ancora brillante situazione del mercato del lavoro».
Non sono poi da sottovalutare i deludenti dati macro europei delle ultime settimane. Il prossimo intervento della Bce dovrà tenere conto di indicatori anticipatori sullo stato di salute dell’economia decisamente sottoperformanti.
Al di fuori del contesto americano ed europeo, un ulteriore pericolo per i mercati potrà poi arrivare dal rischio geopolitico legato al riaccendersi di nuove tensioni tra la Russia e l’Ucraina, dalla situazione in Medio Oriente e da quella in Iraq con, in quest’ultimo caso, un impatto diretto sui prezzi del petrolio. «Da non dimenticare – sottolinea Caricati – la situazione degli Emergenti: nonostante il recupero di fiducia del primo semestre, le problematiche in alcuni Paesi (Cina e Brasile su tutti) rimangono ancora sul tavolo».
Risparmiatori avvertiti, dunque, che probabilmente si rivolgeranno al mercato obbligazionario nella convinzione che qui i rischi siano molto contenuti. Che sui BoT non esiste rischio è vero; peccato però che il rendimento reale che si ottiene sia pari a o inferiore zero e che, con il successivo addebito dei bolli applicati al deposito titoli, il rendimento stesso scivoli ulteriormente in negativo.
Che fare per ottenere un rendimento, quindi? «In prospettiva di medio periodo – spiega Angelo Drusiani di Banca Albertini Syz –, una volta che si uscirà dal contagio creato dalle difficoltà delle banche portoghesi e che si troverà un accordo in ambito euro sarebbe ancora consigliabile detenere emissioni a cedola fissa anche con durata medio-lunga. Questo perché è abbastanza improbabile che la Bce anticipi il rialzo dei tassi che, inevitabilmente, si verificherà nel corso dei prossimi due anni. I CcT – avverte Drusiani – sarebbero invece al momento da escludere fino a che le banche dell’area euro dovranno pagare per lasciare depositi alla Bce».
Oltre ai titoli medio-lunghi c’è altro? «Fondi d’investimento in bond di Paesi emergenti, che dovrebbero riprendere parte delle perdite subite, – conclude Drusiani – oppure emissioni denominate in dollari Usa a cedola variabile o fissa ma di breve durata, massimo un anno. Per il biglietto verde nei prossimi 12 mesi è probabile un rialzo della quotazione, grazie a un migliore andamento dell’economia rispetto a quella d’area euro».

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