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Punito anche l’utilizzo di false informazioni

In arrivo un deciso restyling dell’impianto sanzionatorio dopo il via libera finale al decreto legislativo di recepimento della quarta direttiva antiriciclaggio.
Partiamo dal fronte penale. Alla punibilità del soggetto obbligato che falsifica i dati e le informazioni acquisite in sede di adeguata verifica della clientela, si profila ora quella di chi utilizza tali dati e informazioni. Sempre in tema di illeciti penali dovrebbe diventare punibile (per maggiori certezze occorrerà attendere il testo definitivo del decreto legislativo) non soltanto chi, essendo tenuto all’osservanza degli obblighi di conservazione, acquisisce in sede di adeguata verifica della clientela dati falsi o informazioni non veritiere ma anche chi conserva tali dati e informazioni.
Passando agli illeciti amministrativi, è destinato a cambiare in maniera considerevole l’ammontare della sanzione pecuniaria applicabile nel caso di violazione delle disposizioni in materia di adeguata verifica della clientela: si passa da una cornice edittale compresa tra 3mila e 50mila euro a una sanzione “fissa” di 2mila euro. Nei casi di violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime la sanzione applicabile dovrebbe tornare ad essere graduabile entro una forbice compresa tra 2.500 e 50mila euro.
Si profila poi una revisione dell’importo della sanzione per l’inosservanza degli obblighi di conservazione. Anche in questo caso dovrebbe essere stata prevista l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria pari a 2mila euro, suscettibile di aumento fino ad importo massimo di 50mila euro nelle ipotesi di violazioni gravi, ripetute, sistematiche ovvero plurime. Dovrebbero, inoltre, essere espressamente enucleati alcuni criteri specifici per la determinazione della gravità delle violazione tra i quali l’intensità e il grado dell’elemento soggettivo.
Si va verso una riformulazione, in gran parte, della fattispecie relativa all’inosservanza dell’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette. In particolare, sembra delinearsi un ritorno per la clausola di riserva «salvo che il fatto non costituisca reato» che consentirebbe di scongiurare il rischio di duplicazioni di sanzioni ove l’illecito amministrativo concorra con quello penale. Inoltre, mentre secondo il precedente testo, la sanzione applicabile andava determinata in misura percentuale (dall’1 al 40 per cento del valore dell’operazione non segnalata) la nuova sanzione base dovrebbe essere fissa e pari a 3mila euro.
Destinata a cambiare parzialmente la disciplina applicabile nell’ipotesi in cui il soggetto obbligato, con una o più azioni od omissioni , commette, anche in tempi diversi, una o più violazioni della stessa o di diverse norme previste in materia di adeguata verifica della clientela e di conservazione da cui derivi, come conseguenza immediata e diretta, l’inosservanza dell’obbligo di segnalazione di operazione sospetta.
Non dovrebbe, infatti, essere più applicabile la sanzione prevista per la violazione più grave ma si dovranno applicare unicamente le sanzioni che le emanande norme prevedono per l’inosservanza dell’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette. In materia di disposizioni sanzionatorie specifiche per i soggetti obbligati vigilati, viene riconosciuto alla Consob il potere di applicare ai soggetti titolari di funzioni di amministrazione, direzione e controllo dell’ente che non assolvendo ai compiti propri della loro funzione o incarico, agevolino o rendano possibile le violazioni, la sanzione amministrativa accessoria dell’interdizione dallo svolgimento della funzione o dell’incarico, per un periodo non inferiore a sei mesi e non superiore a tre anni.
Infine, tra i criteri generali per l’applicazione delle sanzioni, dovrebbe essere stata prevista la possibilità di applicare una sanzione amministrativa pecuniaria per le violazioni degli obblighi di adeguata verifica e di astensione nonché degli obblighi di conservazione, connotate da una minore gravità.

Valerio Vallefuoco

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