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Pulizie di fondo per far partire il risiko. Ecco come funzionerà

L a soluzione del fondo Atlante, che sta nascendo sotto l’ombrello di Quaestio sgr, è una straordinaria opportunità di modernizzazione per l’intero sistema creditizio italiano. Le logiche che hanno caratterizzato questo mondo negli ultimi decenni, ovvero il perenne rinvio nell’affrontare situazioni complesse, potrebbero cambiare proprio con il contributo dell’attività prossima del fondo. Si tratta di un fondo che – acquisite le necessarie autorizzazioni da Consob, Banca d’Italia e Bce – opererà su soggetti privati con denari privati e logiche proprie dei mercati finanziari. È questa la garanzia più importante che il fondo sta mettendo nell’opera urgente di salvataggio delle due popolari venete, ovvero che i legami con il passato e con logiche prettamente corporativistiche – che sono state palesemente confermate dal voto che ha, per ora, bloccato l’azione di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori da parte dell’assemblea della Banca Popolare di Vicenza – non hanno più cittadinanza in quegli istituti.

Urgenze

È questo, unitamente all’urgenza dell’azione, il punto centrale che caratterizzerà Atlante: la netta discontinuità con il passato e danari freschi per intervenire. Il fondo – 5 miliardi in totale, di cui uno da Intesa Sanpaolo, uno da Unicredit, 200 milioni da Ubi, 500 dalle fondazioni ex bancarie – esordirà intervenendo negli aumenti delle ex popolari venete agendo da Back stop facility , ovvero stendendo una rete di sicurezza sul prezzo. Sarà proprio il prezzo uno degli elementi fondamentali nella ristrutturazione delle due banche ex popolari.

L’intervento di Unicredit e Intesa – 2,763 miliardi di euro – è destinato a cambiare profondamente la compagine azionaria delle due società. «L’operazione sulla Vicenza – ha detto l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni – cerchiamo di portarla avanti con successo. Se riuscissimo a fare l’operazione nel suo complesso non ci sarà bisogno dell’intervento del Fondo Atlante. Comunque, faremo tutto il possibile perché l’operazione vada bene».

Per far questo – e per permettere alla già titubante Unicredit – di investire fino a oltre 3 mila miliardi di lire, garantendo un minimo di manovra e di tutela, è chiaro che il prezzo al di là di ogni considerazione dovrà essere basso. Come invece alto sarà il numero delle nuove azioni che si andranno a sommare ai cento milioni di titoli della Vicenza già oggi in circolazione.

Consigli

Intesa Sanpaolo venerdì scorso ha riunito i consigli di gestione e di sorveglianza mettendo all’ordine del giorno l’intervento del gruppo nel fondo Atlante. Un’operazione che vede investire una importante quantità di cash in una operazione privata e sistemica che non ha precedenti in Italia per apporto di capitali privati e vastità dell’intervento. Atlante sarà presieduto da Alessandro Penati che guida anche Quaestio sgr – 10 miliardi di attivi in gestione – società di cui Paolo Petrignani è amministratore delegato e i cui soci sono, oltre agli stessi manager attraverso Locke (22%), la Fondazione Cariplo (37,65%), la Cassa dei Geometri (18%), la Direzione Opere don Bosco (15,6%) e la Fondazione Cr Forlì (6,75%). Ma è proprio la presenza di Penati – phD a Chicago, negli anni in cui parlare di liberismo in Italia significava semplicemente non essere compresi – ad essere la miglior garanzia di riuscita per l’azione del fondo e l’interesse delle banche partecipanti. Ci si aspetta un profondo confronto con il mercato e le sue regole, che sono severe ma che prima di tutto impongono chiarezza nei comportamenti e trasparenza. Qualità che sono fin qui mancate in troppe situazioni.

Così da Atlante il sistema si attende non solo finanza fresca ma soprattutto indicazioni forti, incisive, rapide. Quasi una rivoluzione in un mondo in cui – sedici mesi dopo il decreto Renzi sulle banche popolari – ancora meno della metà delle banche interessate hanno operato il cambiamento di forma sociale. Chissà cosa aspettano alla Popolare di Sondrio, al Credito Valtellinese, alla Popolare di Bari, alla Bper?

Condizioni

Adesso la parola passa al governo. Forse già oggi il Consiglio dei ministri si esprimerà sulla vicenda. L’intero progetto si basa su tre aspetti. Gli aumenti di capitale; gli Npl, ovvero i prestiti finiti in sofferenza che appesantiscono i bilanci delle banche e i tempi di riscossione dei crediti. Senza una di queste tre gambe le altre due non sono in grado di sostenere l’intera architettura del piano. Così si attende il pronunciamento del governo.

In Europa i tempi di riscossione delle garanzie variano dalle tre settimane della Finlandia ai 7,5 anni dell’Italia. Ora le banche chiedono un allineamento normativo alla media europea, che è di circa due anni. È l’ultimo prerequisito che manca prima del via all’operazione. Il più delicato e fondamentale.

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