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Pubblicità, l’Agcom indaga sui ricavi di Google e Facebook

Agcom all’attacco dei social e dei motori di ricerca: vuole scoprire se esistono posizioni dominanti, o comunque tali da mettere a rischio il pluralismo, sul mercato della pubblicità online. Per accertarlo, l’Autorità garante per le telecomunicazioni ha comunicato l’apertura di una indagine che potrebbe concludersi con l’adozione di sanzioni, che vanno dall’invito a rimuovere le eccessive concentrazioni di risorse e di potere fino a misure che incidono sul perimetro delle imprese dominanti (cioè l’imposizione di dismissioni).
«Il Testo unico – spiega l’AgCom nella sua delibera – impone di individuare i ricavi da pubblicità online e sulle diverse piattaforme anche in forma diretta, incluse le risorse raccolte da motori di ricerca, da piattaforme sociali e di condivisione » tra quelli da considerare nel Sic, il Sistema integrato delle comunicazioni che costituisce la grande torta dei ricavi delle imprese di comunicazione che operano nel mercato italiano. Dunque, per il calcolo del Sic, necessario per individuare le quote ed eventualmente le posizioni dominanti, anche «nei singoli mercati rilevanti che lo compongono » l’AgCom intende definire puntualmente anche le risorse raccolte dai colossi del web, i motori di ricerca (essenzialmente Google) e i gestori delle grandi piattaforme social (da Facebook in giù).
Un lavoro che arriva al termine dell’indagine conoscitiva sui Big data avviata alla fine di maggio del 2019 insieme al Garante per la Privacy e all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (l’Authority Antitrust) per «individuare eventuali criticità connesse ai Big data e definire regole atte a promuovere e tutelare la concorrenza dei mercati dell’economia digitale, la tutela della privacy e del consumatore nonché la promozione del pluralismo nell’ecosistema digitale ».
L’indagine conoscitiva delle tre Authority aveva già prodotto, prima di ieri, un “Big data interim report” adottato dall’Agcom, un rapporto dell’Antitrust sull’indagine a campione svolta per indagare la propensione dei navigatori online a consentire l’uso dei propri dati, e il 2 luglio scorso, il vademecum in 11 punti con cui AgCom, Antitrust e Garante per la privacy anticipavano le conclusioni dell’indagine conoscitiva, che arriveranno comunque a breve. L’attenzione al tema della concorrenza, delle concentrazioni e della battaglia contro le posizioni dominanti, dichiarata fin dall’avvio dell’indagine sui Big data, riecheggia anche nelle linee guida pubblicate meno di un mese fa: laddove al punto 8 i tre guardiani del mercato dichiarano esplicitamente che «con la diffusione dei Big data il controllo delle concentrazioni assume una nuova centralità ». E auspicano «una riforma a livello nazionale e internazionale che consenta alle Autorità per la concorrenza di poter valutare anche le operazioni di concentrazione sotto le attuali soglie richieste» e l’introduzione di uno standard di valutazione «più adatto alle sfide dell’economia digitale, che faccia leva sul criterio dell’impedimento significativo della concorrenza effettiva ».
Qui siamo nell’amb ito dei controlli e delle verifiche preventive, in caso di operazione di concentrazione tra operatori del settore. Con l’indagine avviata ieri l’AgCom si propone un’analisi più profonda della situazione del mercato della pubblicità online così com’è oggi. Entro sei mesi dovranno arrivare una conclusione e le eventuali sanzioni.
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