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Pubblicità, dopo sei anni il calo si ferma Sassoli de Bianchi: pareggio nel 2014

«Mese dopo mese i dati stanno migliorando». Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente dell’Upa (Associazione utenti pubblicitari), prevede che nel 2014 gli investimenti pubblicitari chiuderanno «in pareggio», dopo un primo semestre in calo del 2%: «Dopo sei anni di catastrofi combinate e segni meno, possiamo dire che l’emorragia si è arrestata – ha detto nel suo discorso all’assemblea annuale –. È un primo segno contrastante, confortato però dalla fiducia dei consumatori che è ai massimi dal 2010».
Sassoli si è spinto oltre: «L’auspicio – ha detto – è che il pareggio di fine anno possa anche trasformarsi in un +1% e che dall’anno prossimo gli investimenti tornino a crescere con più decisione, di un 2% nel 2015 e di un 3% nel 2016». Non tutti i settori stanno recuperando nello stesso modo. «Stanno dando segnali di crescita di investimento il largo consumo – ha spiegato il presidente dell’Upa – la finanza, l’automobile. Mentre per le telecomunicazioni prevediamo una continuazione del calo». Gli investimenti in pubblicità del settore alimentare nei primi quattro mesi dell’anno, ad esempio, hanno raggiunto circa 274 milioni di euro contro i 266 milioni dello stesso periodo del 2013, l’automotive ha sfiorato i 230 milioni contro i 225 milioni di un anno fa e il comparto dell’industria e dell’edilizia è cresciuto del 101,9%, passando da 21,5 milioni a 43,4 milioni. In base alle stime, gli investimenti pubblicitari a fine 2014 si attesteranno nel complesso a 6,5 miliardi. Quanto alle piattaforme, «la tv è ancora in Italia lo strumento più importante – ha ricordato Sassoli de Bianchi –, Internet sta crescendo molto e la radio sta dando segnali di vitalità. Mentre per la carta stampata prevediamo un calo a due cifre».
All’assemblea dell’Upa è intervenuto Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Snam ed ex componente del board della Bce, con una relazione incentrata su come far ripartire i consumi in Italia e sulla competitività da recuperare attraverso le riforme.
L’Upa, che ha rilanciato la proposta di conferire la Rai a una fondazione che la sottragga dalle interferenze politiche, ha chiesto alcuni interventi al governo per trasformare la debole ripresa in un fenomeno durevole, a cominciare da un tax credit sul valore incrementale degli investimenti pubblicitari e la defiscalizzazione degli investimenti sulle piattaforme di e-commerce. Ma soprattutto è fondamentale, per l’Associazione degli utenti pubblicitari, che l’agenda digitale torni prioritaria: «Il nostro Paese senza banda larga muore – ha detto Sassoli de Bianchi –. Nella classifica della velocità di connessione siamo all’89esimo posto su 193 Paesi».

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