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Psa presenta il piano 2016-2021 Obiettivo: diventare un’azienda globale

Dopo la fase del ritorno (con il piano Back in the race, che ha consentito alla società, in tempi eccezionalmente brevi, di passare dal rischio del fallimento alla rinascita) ecco arrivare quella del sorpasso.
L’obiettivo è aumentare ricavi e margini e diventare un benchmark del settore, in termini di costi, di efficienza produttiva e di qualità). È questo il senso, e l’obiettivo, del piano 2016-2021 Push to pass presentato ieri dal presidente del Psa Groupe (il nuovo nome di Peugeot-Citroen) Carlos Tavares. I target, da raggiungere in due step triennali, sono sostanzialmente due: aumentare i ricavi del 10% entro il 2018 (cioè 4 volte la crescita media del periodo 2001-2015) e del 15% nel 2021 (con un fatturato quindi, a fine periodo, di circa 70 miliardi, con 4 milioni di vetture commercializzate, uno in più del 2015); portare il margine operativo corrente dell’auto al 4% medio annuo fino al 2018 e al 6% nel triennio successivo. Quanto al secondo impegno, si tratta di un significativo passo avanti sulla media 2001-2015 (1%), ma forse deludente (e quindi non sufficientemente ambizioso) rispetto al 5% dell’ultimo esercizio. O almeno questa sembra essere stata l’opinione del mercato, che ha punito il titolo con un -6,5%, in testa ai ribassi di una Borsa in calo del 2,2%.
Per rispettare la tabella di marcia, Psa lancerà in sei anni 34 nuovi prodotti (24 auto, tra cui 4 elettriche e 7 ibride, 8 veicoli commerciali e un pick-up), ridurrà di 700 euro il costo di produzione per vettura, aprirà un impianto in Algeria, cercherà i partner per uno stabilimento in India e uno nel Sud Est asiatico, rimetterà piede (sia pure molto gradualmente) negli Usa (mercato abbandonato 50 anni fa), spingerà l’acceleratore in Cina (per arrivare nel 2018 a vendere un milione di auto, con un taglio dei costi del 20% e un margine al 10%) e diversificherà nei “servizi di mobilità” (anche con un fondo da 100 milioni per investire nelle start up).
Per quanto riguarda la decisione di tornare sul mercato nordamericano, Tavares ha detto che «Psa non diventerà un’azienda globale se non sarà presente negli Usa». La strategia per lo sbarco sul secondo mercato mondiale dopo la Cina è tuttavia molto prudente, ovvero «un progetto a dieci anni». Come ha spiegato Tavares, il progetto prevede tre tappe: la prima sarà la partecipazione a una società di car sharing nel 2017 per tastare il mercato (probabilmente con Bolloré, già presente a Indianapolis e in fase di espansione), seguita dall’introduzione di auto del gruppo nei servizi di mobilità. Se tutto andrà bene, la fase finale vedrà l’avvio delle vendite, con la possibilità che i veicoli siano forniti “su base regionale”, ovvero acquistati da un costruttore che dispone di fabbriche nella regione. Una strategia che non sembra escludere intese con gruppi locali, tra i quali anche Fiat Chrysler.
Prosegue poi la scommessa sulle nuove tecnologie, con il lancio dei veicoli ibridi plug-in e di quelli interamente elettrici. Sia l’ibrido plug-in che la seconda generazione di auto a batteria arriveranno nel 2019 “con tecnologia Peugeot”. Per il 2021 è previsto il debutto del primo veicolo a guida autonoma. Una parte significativa (ma non dettagliata) dell’aumento dei ricavi dovrebbe infine arrivare dalla fornitura di servizi di mobilità, per i quali Peugeot punta a «ottimizzare lo sfruttamento della base di clientela esistente». Si va da nuove forme di leasing alle assicurazioni, dalla vendita di ricambi anche su internet alla creazione di una piattaforma software per la gestione dell’usato (anche tra privati) e a garage multimarca (che passeranno dagli attuali 2mila a 10mila), dal car sharing alla vendita dei dati dei clienti (in forma anonima). Un business per il quale c’è già un accordo con Ibm.

Andrea Malan
Marco Moussanet

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