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Psa e Renault La fortuna delle nozze d’Oriente

«Back in the Race »: così Carlos Tavares — a lungo numero due di Renault — aveva chiamato il piano di rinascita di Psa (Peugeot Citroën) quando gli è stata affidata la guida del gruppo. Oggi Psa sembra in effetti tornata in corsa, e come lei Renault. 
Niente come la perdita di competitività dell’auto ha simboleggiato, negli ultimi due anni e mezzo, la crisi dell’industria francese. Lo psicodramma nazionale si è aggravato perché a eccellere in questo settore sono oltretutto i vicini tedeschi, partner e rivali privilegiati in virtù dell’asse Parigi-Berlino attorno al quale si è costruita l’Europa. Le automobili costruite dai marchi tedeschi puntano a un target alto e consentono margini migliori; quelle di Psa (Peugeot Citroën) e Renault sono troppo legate alle utilitarie da città e a un target medio, fanno guadagnare poco e non sostengono l’immagine. Questa era la situazione fino a pochi mesi fa, in particolare per il gruppo Psa che nel 2013 ha rischiato il fallimento.
Segnali di ripresa
Oggi, se l’industria automobilistica tedesca continua la sua marcia in testa, quella francese dà segni di ripresa, inaspettati in così poco tempo. Nel settembre 2012 Psa Peugeot Citroën venne escluso dal Cac 40, l’indice faro della Borsa di Parigi, che raggruppa i 40 titoli più rappresentativi. Fu un affronto, per la società che ne faceva parte dalla sua creazione nel 1987. Il prossimo 26 marzo Psa tornerà a fare parte del Cac 40, una novità molto importante dal punto di vista simbolico, e stavolta in senso positivo.
Solo un anno fa, c’è stata la svolta nel management di Psa: per la prima volta nella sua storia la famiglia Peugeot ne ha perduto il controllo, con l’ingresso nell’azionariato dello Stato francese e del costruttore cinese Dongfeng, ognuno con il 14 per cento. Carlos Tavares ha lasciato Renault e ha accettato la sfida di risanare Peugeot Citroën. L’azione Psa ha ricominciato ben presto a salire, ed è passata dal punto più basso di 3,5 euro (novembre 2012) al corso attuale, intorno ai 15 euro. Nel 2014 Psa è riuscita a dividere per quattro la sua perdita netta, scesa a 555 milioni di euro, e il suo risultato operativo corrente è tornato positivo toccando quota 900 milioni.
Dopo essere rimasto a lungo troppo dipendente dall’Europa, l’anno scorso il gruppo Psa ha venduto 743 mila automobili in Cina, diventato il suo primo mercato.
Fascia alta
Il cambio di strategia prevede poi la creazione di un terzo marchio autonomo, «DS», che abbandona la casa madre Citroën: l’obiettivo è colmare il divario con le grandi berline tedesche, e offrire un prodotto nella fascia «alto di gamma» facendo leva sul nome di una delle automobili di maggiore successo nell’industria francese, la celebre DS19 presentata da Citroën 60 anni fa. Tra gli altri segnali incoraggianti, c’è il ritorno alle assunzioni.
Dopo il momento difficile della chiusura dello stabilimento storico di Aulnay, alle porte di Parigi, la società ha annunciato l’impiego di 300 nuovi dipendenti nel sito di Sochaux, dove viene prodotta la Peugeot 308, auto dell’anno 2014.
I risultati sono molto buoni anche alla Renault, che peraltro ha attraversato la crisi con minori difficoltà grazie alla sua struttura più moderna, l’alleanza con la giapponese Nissan e un’apertura ai mercati internazionali che data da molto tempo. Nel 2014 le vendite sono aumentate del 3,2 per cento, arrivando a 2,71 milioni di auto vendute anche se la cifra d’affari resta più o meno stabile in virtù di un effetto cambio valutario sfavorevole (stessa circostanza che attenua anche i risultati di Psa).
Nuovi modelli
Comunque il capo di Renault, Carlos Ghosn, si è detto estremamente soddisfatto, anche perché l’ottimo anno 2014 si è prodotto nonostante la forte crisi economica in due dei mercati nei quali Renault è più forte, ossia Russia e America Latina. Anche qui la ripresa si è avuta, come in Psa, grazie a diversi fattori. Intanto, l’attenzione per la riduzione dei costi di produzione, soprattutto negli stabilimenti europei. Il tasso di utilizzo delle fabbriche passa dal 69 per cento nel 2013 all’84% nel 2015; l’anno prossimo lo stabilimento di Flins comincerà a produrre anche la Micra per Nissan, da quello sloveno di Novo Mesto usciranno delle Smart mentre la fabbrica Samsung Motors della Corea del Sud, di proprietà Renault, già adesso produce delle Nissan Rogue. Accanto a questa ottimizzazione, c’è il successo commerciale dei nuovi modelli: Captur e Clio per il marchio Renault, Sandero e Duster per quello low cost Dacia. In particolare il piccolo Suv Captur è stato venduto in 200 mila esemplari in due anni, «e metà degli acquirenti prima non guidavano Renault», si felicita Ghosn. Anche per Renault il consolidamento dei buoni risultati si giocherà in Cina: alla fine del 2015 entrerà in funzione la prima fabbrica, dalla quale l’anno successivo usciranno i Suv Kadjar, prime Renault «made in China».
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