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Province, un fondo taglia debiti Dalla gestione degli immobili previsti risparmi per 800 milioni

Quasi 47 milioni di euro all’anno di affitti. Tanto paga lo Stato alle Province che ospitano in molte città caserme di carabinieri, vigili urbani e polizia. Un portafoglio che l’Agenzia del demanio ha stimato un miliardo. E che sta per essere venduto a un fondo immobiliare che garantirà ai sottoscrittori un rendimento del 5%. Obiettivo: incassare quel miliardo, destinandolo in buona parte a tagliare il debito pubblico.
Regista dell’operazione, Roberto Reggi che da cinque mesi è arrivato in veste di direttore all’Agenzia del demanio, inviato da Renzi come uomo di fiducia. Un commitment politico forte e in discontinuità rispetto al passato: a capo del Demanio si sono quasi sempre seduti dei tecnici.
A Reggi non è sfuggito come il dossier degli affitti passivi sia ponderoso. Numeri da capogiro che spinsero l’ex commissario alla spending review , Carlo Cottarelli, che ha lasciato a ottobre l’incarico senza successore, a ripetere allo sfinimento l’urgenza di intervenire sulla spesa per pagare gli affitti di ministeri e amministrazioni centrali. Solo per questi ultimi, escludendo, quindi, gli enti locali, ogni anno di locazione per uffici, palazzine e residenze costa allo Stato un miliardo di euro. Un fiume di denaro pubblico destinato alle cosiddette locazioni passive.
«Se il fondo in questione partirà, otterremo un duplice risultato: incassare subito soldi utili ad abbattere il debito pubblico e innescare un meccanismo declinabile a tutti gli immobili pubblici interessati da locazioni passive». Le tappe sono fissate. Una volta che il fondo avrà acquistato, per le Province scatterà l’obbligo di abbattere i debiti. In caso non ne abbiano, utilizzeranno quel denaro per investimenti produttivi. «Mai, e in nessun caso, potranno effettuare spese correnti» specifica Reggi.
Secondo calcoli dei tecnici, alla fine 800 milioni andranno a abbattere il debito delle Province, 200 milioni si tradurranno in investimenti. Reggi confida in un ulteriore risvolto. Le Province che, sebbene abolite, vedranno sopravvivere le loro strutture e le loro competenze, dismettendo patrimonio immobiliare si libereranno anche degli oneri di gestione e manutenzione.
E non finisce qui. In ossequio alla spending review , il Demanio da settimane sta coordinando le amministrazioni centrali che devono effettuare un taglio del 50% dei canoni di locazione rispetto al 31 dicembre 2014 e una riduzione del 30% degli spazi utilizzati. Il termine è perentorio: entro il 1° gennaio del 2016. Il sistema più immediato è traslocare in edifici statali, lasciando quelli privati. «Chi, alla scadenza, non avrà tagliato gli affitti si vedrà decurtare i trasferimenti per un analogo importo». Un modello che dovrebbe portare un beneficio di 150 milioni di euro: gli uffici delle amministrazioni centrali spendono, come detto, un miliardo all’anno. Ma solo un terzo è aggredibile essendo esclusi i canoni versati sia per gli immobili occupati da forze di polizia sia per quelli riconducibili a edifici conferiti nel fondo Fip. Tradotto vuol dire contratti per 300 milioni che dovranno essere tagliati del 50%.
Una sforbiciata i cui effetti sono visibili nel piano di razionalizzazione già predisposto dal ministero dello Sviluppo economico. Il dicastero di Federica Guidi a Roma passerà da 11 a 6 sedi. Così la spesa per le locazioni passive scenderà da 10,2 milioni a 1,2 milioni. Allo stesso modo il ministero dell’Ambiente lascerà un immobile all’Eur per il quale paga circa 6 milioni di euro per trasferire alcuni dipendenti in due immobili a canone zero. Ma c’è un dettaglio: i lavori di ristrutturazione delle nuove sedi richiedono 26 milioni. Soldi che l’operazione di risparmio consente di recuperare in poco più di due anni, mentre servirebbero subito. Ultimo ostacolo: la nuova collocazione degli uffici, alcuni dei quali passeranno dal centro all’Eur.

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