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Prove di rilancio per la ricollocazione

Dopo un anno e mezzo di disoccupazione, per Anna Tancredi, 40 anni, pugliese di origine ma emiliana di adozione, l’arrivo della lettera dell’Anpal è stata un’opportunità da cogliere al volo. «Mi sono registrata subito sul portale per richiedere l’assegno di ricollocazione – racconta – e poi ho svolto il percorso in un’agenzia per il lavoro». Dopo il colloquio iniziale Anna, licenza media e due figli adolescenti, con diversi lavori alle spalle (sarta e operaia in piccole aziende tessili artigianali), ha trovato un posto a tempo determinato di sei mesi in un’azienda metalmeccanica. «Spero di essere confermata – dice – mi sto trovando bene e lo stipendio è molto più alto della Naspi».
Il bilancio 
Quella di Anna è una delle poche eccezioni, perché alla “chiamata” dell’Agenzia nazionale delle politiche attive hanno risposto in poco meno di tremila persone e non si sa ancora il numero preciso di quelle che hanno trovato un nuovo lavoro. Il bilancio della fase sperimentale dell’assegno di ricollocazione – le lettere sono partire il 16 marzo – mostra infatti che sul campione di 28.122 disoccupati, estratto tra i percettori dell’assegno Naspi da almeno 4 mesi, in appena 2.561 (il 9,1%) si sono attivati per beneficiare di un programma individuale di assistenza “intensiva” alla ricerca del lavoro, con il supporto di un centro per l’impiego o di soggetti privati accreditati (agenzie o consulenti del lavoro). L’assegno tra 250 e 5mila euro, a seconda del livello di occupabilità e del tipo di contratto, viene riconosciuto all’operatore a risultato concluso. Nel quadro di generale disinteresse, il tasso di risposta è stato superiore alla media al Sud (11,8%), tra gli uomini (9,2%) e nella fascia di età tra i 40 e 54 anni (attorno al 10%, si veda l’infografica a lato).
Le criticità 
Ma perché la maggior parte dei disoccupati ha ignorato le lettere? «Tra i freni – risponde Maurizio Del Conte, presidente dell’Anpal – c’è stata la paura, del tutto ingiustificata, che a chi si attiva venga sospesa la Naspi». In tanti, insomma, si sono dimostrati poco informati e, d’altro canto, la comunicazione si è rivelata poco efficace. «Serve un’operazione di informazione – ammette Del Conte – per spiegare bene come funziona il nuovo strumento».
Un altro punto critico riguarda la definizione dell’offerta di lavoro “congrua”: l’importo del sussidio di disoccupazione subisce una penalizzazione se chi lo riceve rifiuta una proposta che prevede uno stipendio superiore di almeno il 20 per cento. «C’è in effetti un problema legato al décalage della Naspi (a partire dal primo giorno del quarto mese, all’indennità si applica una riduzione del 3% per ciascun mese, ndr)- spiega Del Conte -: se l’indennità è scesa al 50% ad esempio si potrebbe trovare un’offerta congrua con uno stipendio molto basso. Si potrebbe però stabilire che il 20% va calcolato sulla Naspi iniziale a importo pieno».
Sul territorio, poi, si segnalano problemi operativi, con molte difficoltà a configurare su web le agende per gli appuntamenti, senza contare che il sistema non comunica con l’Inps se non in rari casi. «Far partire la sperimentazione senza un quadro stabile di indicazioni operative – commenta Gianni Bocchieri, a capo della direzione lavoro della Regione Lombardia – e senza un sistema informativo in grado di gestire tutte le procedure, è stato un errore».
Le novità in arrivo 
Facendo tesoro delle criticità, l’assegno andrà a regime «in autunno – assicura Del Conte -, al più tardi entro l’anno», dopo il confronto con le Regioni e le parti sociali. Si stima una platea di circa 500mila beneficiari teorici e una dote iniziale di 200 milioni (sommando anche i residui 2017). I centri per l’impiego dovrebbero essere rafforzati con 1.600 nuovi ingressi (in parte per coprire il turnover), «tre per ogni struttura» dice Del Conte, «ma andranno anche garantiti i 250 milioni di euro necessari per la copertura del personale già in servizio» . «Ma il personale in uscita ha una esperienza anche trentennale – sottolinea Corrado Ezio Barachetti della direzione mercato del lavoro della Cgil – mentre i nuovi assunti saranno in gran parte a tempo determinato».
Non tutti i centri per l’impiego funzionano poi allo stesso modo. «Devono ancora essere definiti i livelli essenziali delle prestazioni, cioè i vecchi standard minimi di servizio che ogni centro deve offrire – evidenzia Gigi Petteni, segretario confederale Cisl -. Solo così andrà a regime il meccanismo della “condizionalità” per cui ogni volta che non ci si presenta ad una convocazione o si rifiuta un’offerta congrua scattano progressive penalizzazioni sulla Naspi».
Inoltre si ragiona anche su una sorta di ricollocazione anticipata nelle crisi aziendali che potrebbe entrare in Manovra.Si anticiperebbe l’assegno ai lavoratori in Cig straordinaria per crisi aziendali grazie a un accordo collettivo e su base volontaria, con incentivi economici per il lavoratore e anche per le aziende che riassumono. Il modello è quello di Almaviva, dove all’assegno ha aderito l’87,7% dei lavoratori, per i quali «ci sono al momento 200 offerte di lavoro potenziali e si stanno aggiungendo altre imprese interessate ad assunzioni» dice Del Conte. «L’idea ci trova favorevoli – conclude Guglielmo Loy, segretario confederale Uil-. Anche in un quadro di ripresina la Cig straordinaria è molto ondivaga. Quindi con il Jobs act che ha ridotto la durata della cassa e con costi elevati per le imprese, alla fine per questi lavoratori è più alto il rischio licenziamento».

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