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Prove per una nuova voluntary

ROMA
L’incasso fiscale della voluntary disclosure,l’operazione di rientro dei capitali chiusa a fine anno, potrebbe essere sensibilmente più alto delle stime – prudenziali – fatte dall’agenzia delle Entrate due mesi fa, superando agevolmente quota 4 miliardi. È questo un primo taglio empirico dei contraddittori tra amministrazione e contribuenti in corso nelle Direzioni provinciali e regionali delle Entrate.
Tuttavia l’esito della prima campagna per l’emersione di massa del nero internazionale (e domestico) quasi certamente non ha raggiunto l’obiettivo di far rientrare – ed emergere- tutto quello che era sparito in decenni di allergia fiscale. Di questo sono convinti al ministero dell’Economia, considerato che recentemente è stato varato un gruppo di studio, coordinato dal viceministro, Luigi Casero, incaricato di stimare quanto ancora si nasconda all’estero, 123mila soggetti rei confessi e 60 miliardi dopo la campagna di rientro terminata il 29 dicembre scorso.
A non convincere sono le statistiche relative ad alcuni ex paradisi considerato che non tutti – Svizzera a parte, che non a caso ha avuto un ruolo trainante nelle tabelle di consuntivo – hanno innescato un processo virtuoso interno di trasparenza del sistema bancario e di crescita culturale della propria clientela. L’analisi dei flussi finanziari internazionali dovrebbe fornire una prima indicazione di compatibilità dei risultati, su cui innestare poi una serie di correttivi per una lettura attendibile. Chiaro lo scopo affidato ai tecnici di via XX settembre: capire se c’è lo spazio “ economico” per aprire un nuovo fronte politico del capitolo della voluntary disclosure, che non a caso già nella prima versione ha mostrato una certa “sensibilità” in tema di comunicazione pubblica ( e di gestione politica). Solo alla luce delle stime di rientro e di nuovo gettito potenziale il Governo a deciderà se, come e quando riaprire il tavolo con i contribuenti più “ smemorati”, e soprattutto a quali condizioni. A questo si aggiunge un altro fronte: il possibile avvio dei controlli nei confronti dei contribuenti che non hanno aderito.
Ma intanto una riflessione è già maturata negli ambienti del Mef e dell’agenzia delle Entrate e riguarda la cosiddetta voluntary nazionale. L’emersione da “cassette di sicurezza”, come era stata presentata dai promotori parlamentari, non ha funzionato, rappresentando una frazione minima dei 60 miliardi riaffiorati nel corso del 2015. Secondo uno studio, il rapporto tra contante e circolante è ancora troppo sbilanciato in una direzione che fa ritenere che molto “ nero” sia tuttora immobilizzato fisicamente nelle cassette di sicurezza quando non in cassaforti private, o con altre fantasiose modalità empiriche.
In questo scenario la gestione politica di un tema sensibilissimo e altrettanto scivoloso come quello della lealtà fiscale appare molto complicata. Nonostante un costante e trasversale pressing sottotraccia – dalle professioni fino a centri dell’amministrazione passando per una vasta cordata parlamentare – il governo ha di fatto rinunciato ad agganciare una nuova finestra per il rientro dei capitali: il passaggio invano dell’ ultimo treno del Milleproroghe (che certamente non verrà appesantito nel passaggio tra le due Aule con un emendamento così importante ) dimostra che l’evenutale disclosure/2 non è oggi un tema prioritario per Palazzo Chigi.
Ma secondo molti osservatori è destinato a diventarlo nei prossimi due mesi, quando la finanza pubblica comincerà a boccheggiare sotto la minaccia, tra l’altro, per milioni di contribuenti, delle clausole di salvaguardia accese dai governi emergenziali del 2011-2013. Per quella data il lavoro di radiografia di vecchi e nuovi paradisi dovrebbe essere pronto con ipotesi di emersione e di gettito, come pure un tentativo di quantificazione del contante-non-circolante.
A quel punto si tratterà solo di capire come agganciare la nuova campagna di rientro alla precedente, a partire da sanzioni e interessi applicabili, per finire al periodo di estensione della nuova voluntary disclosure. Sempre che non si decida di rendere permanente la finestra di accesso alla sanatoria/ compliance fiscale, come è stato fatto, tra l’altro, negli Statu Uniti, in Gran Bretagna e in Germania.

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