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Prove di semplificazione

Il decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali approvato venerdì 20 giugno dal Consiglio dei ministri non sarà certamente in grado di cambiare l’immagine che i cittadini si sono fatti del sistema tributario italiano. Tuttavia è un primo, piccolo passo nella giusta direzione. È comunque la prima volta che, a memoria d’uomo, in nome della semplificazione non si vanno a creare ulteriori complicazioni.

Sono state cucite insieme, infatti, una serie di disposizioni magari modeste, circoscritte, di dettaglio, però in gran parte ragionevoli. In molti casi si trattava di disposizioni attese inutilmente per anni: è il caso della disciplina fiscale delle società tra professionisti, sulla quale ora finalmente si fa un po’ di chiarezza.

Anche il Vies era un problema molto sentito ed è stato risolto in maniera conforme alla direttiva europea, eliminando le norme che bloccavano gli operatori e complicavano l’applicazione dell’imposta. Positive anche le disposizioni sulle spese di rappresentanza e spese di sponsorizzazione di imprese non lucrative che, tra l’altro, recepiscono alcuni suggerimenti dati da ItaliaOggi nei mesi scorsi.

Non si può che essere d’accordo sulla semplificazione dei rimborsi Iva: lo Stato finalmente si fida dei commercialisti che mettono il visto di conformità e consente così ai contribuenti di evitare le spese della fideiussione.

Paradossalmente, l’unica norma che rischia di creare qualche complicazione in più è proprio la bandiera delle semplificazioni, cioè il 730 precompilato. Proprio la disposizione utilizzata dal ministro Maria Elena Boschi per dimostrare l’efficacia dell’azione dell’esecutivo potrebbe infatti trasformarsi, almeno nei primi anni della sua applicazione, in una fonte di ulteriori problemi. Intanto perché, per rendere possibile l’operazione, sono stati accorciati i tempi di lavorazione dei dati fiscali a tutti i soggetti coinvolti, a cominciare dai sostituti d’imposta fino alle farmacie. In pratica saranno, come al solito, i cittadini a lavorare per il fisco, non viceversa. Poi, ammesso e non concesso che dall’anagrafe tributaria escano dichiarazioni corrette per tutti o quasi tutti i contribuenti, rimarranno numerose situazioni nelle quali i dati sono da completare a cura del contribuente, riducendo così quasi del tutto l’efficacia della semplificazione. Basta pensare a tutte le volte che ci sono delle semplici spese mediche deducibili (che, almeno per il primo anno, il sistema non è in grado di calcolare) o a tutte le volte che il contribuente deve inserire elementi diversi rispetto a quelli tradizionali. È comunque un passo importante nella direzione giusta che, dopo un inevitabile periodo di assestamento, potrebbe consentire all’erario (e anche ai contribuenti) di risparmiare qualche spicciolo sui compensi riconosciuti ai caf.

È evidente che con il decreto legislativo, attuativo della legge delega, non si poteva mettere in cantiere un lavoro di semplificazione profonda della legislazione tributaria, che necessariamente dovrebbe passare da un percorso di revisione della normativa, della modulistica, delle scadenze, degli adempimenti. La fonte principale delle complicazioni fiscali è proprio il legislatore, costretto a inseguire quotidianamente le esigenze del gettito con norme spesso raffazzonate e sempre meno coordinate con il sistema fiscale nel suo complesso. Ma quello che si poteva fare, un semplice lifting normativo, è stato fatto. Ed è comunque un primo passo nella direzione giusta. Resta solo da sperare che non sia anche l’ultimo.

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