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Prove di ripresa tra le pieghe dell’economia

I consumi di carburanti segnano un +4,5%, il dato destagionalizzato del consumo di cemento non vede il segno “meno”, il grado di utilizzo degli impianti nell’ultimo trimestre registra una leggerissima ripresa. Non solo: a dicembre sono stati creati 93mila posti di lavoro, a gennaio il numero dei visitatori nei centri commerciali è aumentato del 2,3% rispetto allo stesso mese del 2014. E ancora: in un rapido tour tra gli indicatori congiunturali non possono mancare i dati relativi alla fiducia di imprese e consumatori: alla fine di gennaio l’Istat ha certificato un leggero miglioramento.
Ci stiamo avvicinando alla fine del tunnel della lunga crisi? È ancora presto per dirlo. Certo, i fattori esogeni favorevoli – mini-euro, prezzo del greggio intorno ai 50 dollari e Quantitative easing della Bce che partirà il prossimo mese – aiutano, ma le ombre della Grecia e dell’instabilità geopolitica internazionale (dall’Ucraina al mondo arabo) restano minacciose all’orizzonte. Comunque i dati ricordati all’inizio si possono senz’altro interpretare come dei flebili bagliori, germogli di una possibile potenziale ripresa. E i loro effetti si intravvedono già, visto che venerdì scorso la Commissione Ue ha riconfermato la stima 2015 di crescita del Pil italiano: dopo sette anni di calo, ora potrebbe salire dello 0,6% (pur sempre, però, la metà dell’Eurozona). Il motore della ripartenza sarà l’export, mentre la domanda interna avrà un ruolo modesto.
Tra i segnali positivi dell’economia reale ci sono l’aumento dei consumi di carburante (il diesel segna un +6%), l’incremento della percorrenza dei veicoli pesanti e la crescita a due cifre (+18%) nelle vendite dei veicoli commerciali. Rimbalzo anche per le immatricolazioni auto: a gennaio sono aumentate di quasi l’11% rispetto al gennaio 2014. Buone notizie anche dai corrieri aerei, che nell’ultimo trimestre del 2014 hanno aumentato di quasi il 5% le tonnellate di merci trasportate.
Fanno sperare il saldo 2014 positivo del numero delle imprese, con il dato migliore degli ultimi cinque anni, l’aumento di mezzo punto del tasso di utilizzo degli impianti e il trend negativo dell’andamento delle scorte. «C’è ancora un’ampia quota di capacità non utilizzata, che fa da freno ai nuovi investimenti – spiega Sergio De Nardis, capo economista di Nomisma -, ma gli indicatori del manifatturiero mostrano un minimo miglioramento, anche se non si vede ancora una vera ripartenza».
Conferme in tal senso arrivano dai consumi elettrici: a parità di temperatura e calendario, continuano a calare e lo scorso mese, secondo Terna, gestore della rete elettrica nazionale, hanno fatto segnare un -1,1% su gennaio 2014. Il dato congiunturale mostra però un +0,1% su dicembre, in un trend che «comunque resta discendente».
Chi si sta muovendo per tornare a pieno regime – «banche permettendo» premette Massimo Moretti, presidente Cncc – è il comparto dei centri commerciali. «Nei prossimi 2-3 anni saranno realizzati o avviati progetti per circa un milione di metri quadri di nuovi shopping center». Un effetto anticipatore? Forse, soprattutto alla luce del maggiore afflusso di clienti registrato a gennaio dall’Experian Footfall index.
Anche dal turismo, pur in un anno che dal punto di vista climatico non ha certo aiutato, Federalberghi annuncia il +1,1% di presenze negli hotel, mentre l’Osservatorio di Bit2015 rivela che i vacanzieri nel periodo natalizio hanno aumentato (+3%) la spesa media procapite (a quota 622 euro).
Il grande ammalato resta il comparto dell’edilizia. Nel primo semestre 2014 la superficie autorizzata dai permessi di costruire (fonte Istat) vede flessioni a due cifre, intorno all’11 per cento. Diminuisce il consumo di cemento, che lo scorso anno è arretrato del 7,5 per cento. A dicembre, dato destagionalizzato, c’è stato un rimbalzino sul mese precedente. «Servono riforme strutturali e politiche che puntino sui fattori “reali” di sviluppo, tra cui il rilancio dell’edilizia – dice Giacomo Marazzi, presidente di Aitec (industria del cemento) -. La maggiore flessibilità nell’applicazione del patto di stabilità va esercitata in questa direzione, concentrando le risorse sul finanziamento delle infrastrutture e sulla riqualificazione del territorio».
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