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Prove di nozze tra tv e telefonini Dish offre 25,5 miliardi per Sprint

La pay tv negli Stati Uniti non è più l’affare migliore del momento, i conti resistono alla crisi, ma i bilanci non salgono come vorrebbero manager e azionisti. Da qui la necessità, per le società di cercare nuove strade per riprendere la corsa agli utili. In questo scenario si muove Dish Network, la seconda più grande azienda Usa del settore, che ha lanciato una maxi offerta d’acquisto da 25,5 miliardi di dollari nei confronti di Sprint Nextel, il terzo operatore dopo Verizon e At&T. L’idea, come spesso avviene negli affari, è semplice: fornire televisione, Internet ad alta velocità e servizi di telefonia mobile, tutto dentro un unico pacchetto “più comodo e rapido”.
«Daremo ai nostri clienti, quello che ci chiedono da tempo. Loro vogliono la banda larga, la televisione e il telefono in casa e vogliono la stessa cosa quando sono fuori. E vogliono tutto allo stesso prezzo e senza spendere una fortuna», spiega in un’intervista collettiva ai media americani Charlie Ergen, l’amministratore delegato di Dish Network, che aggiunge: «Se la fusione va in porto saremo la prima e unica azienda a fornire questi servizi».
Da qui la mossa di tentare l’acquisto con questa offerta da 25,5 miliardi di dollari (19,5 miliardi di euro), per un valore di 7 dollari ad azione e un pagamento che sarà in parte cash e in parte finanziato da azioni della compagnia. Wall Street reagisce in altalena, o meglio premia Sprint con la quotazione che arriva a toccare anche un +15% e boccia Dish, che registra un calo del 4% per poi ridurre un po’ le perdite.
Sprint non commenta, si limita ad uno stringato comunicato dove dice: «Confermiamo di aver ricevuto una proposta non richiesta da Dish Network per acquisire la società. Ora il consiglio di amministrazione valuterà la proposta con attenzione ».
La situazione è delicata perché sul campo c’è un altro contendente. Nell’ottobre scorso la compagnia aveva accettato infatti la proposta della giapponese Softbank che aveva messo sul tavolo 20 miliardi di dollari per il 70% del capitale gruppo. L’offerta giapponese prevedeva 12 miliardi per gli azionisti di Sprint e 8 miliardi di nuovo capitale. Ma Dish ora rilancia: «Il nostro affare è superiore del 13%. Non abbiamo dubbi sulla bontà del nostro operato, siamo sicuri che offre a tutti maggiori garanzie di successo », dice ancora Ergen, che, come racconta il Wall Street Journal, ha preparato nella notte di sabato in una lunga riunione con i suoi collaboratori
il blitz.
Il business del wireless sta vivendo negli Usa una fase di espansione. Gli operatori più piccoli stanno cercando di rafforzarsi, con innovazioni tecnologiche o con nuove partnership, per riuscire a portare una seria concorrenza ai giganti, soprattutto Verizon e AT&T.
Nel 2011, la stessa AT&T ha cercato di acquistare il rivale T-Mobile, bloccata sul filo di lana dalle autorità di controllo americane preoccupate di una violazione delle norme antitrust. Ed è per questo che Sprint Nextel, che conta su 56 milioni di abbonati, si sta guardando in giro per trovare la forza di sferrare l’attacco finale. Ma, alcuni ana-listi, si chiedono se tutto questo movimento sia un bene anche per i consumatori oltre che per le aziende. Il rischio infatti è che, con la nascita di questi grandi gruppi, diminuisca la concorrenza e salgano i prezzi.

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