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Prove di lunga durata per il rialzo di inizio anno

di Alberto Ronchetti

A questo punto una pausa di respiro delle Borse ci sta, perché dopo un rialzo medio del 15% dai minimi di fine novembre la voglia di profitto è forte. Però è anche vero che, negli ultimi mesi, abbiamo vissuto un momento magico – malgrado le avversità, a partire dai timori sulla Grecia, sulle tenuta dell'euro e sui rischi di recessione europea – dei mercati finanziari. Tutti positivi: listini in salita, Bund pure e oro anche. Buone infine le prospettive per le commodity. Le difficoltà dell'equity, venerdì scorso, sono ancora nella normalità, considerando le incertezze sui termini del salvataggio greco.
Secondo gli analisti tecnici i listini azionari, pur essendoci tutte le ragioni per una presa di beneficio, sono ancora in un trend positivo. Anche l'obbligazionario sovrano tedesco resta ben messo. E l'oro non tradisce le attese di ulteriore rialzo. Insomma, al di là di correzioni di brevissimo, il rialzo generale dei mercati finanziari può continuare ancora per un po'.
Ma guardiamo nel dettaglio l'andamento dei singoli asset. Partendo dall'oro, classico rifugio nei momenti difficili. «Da inizio 2012 l'oro è salito di altri 150 dollari (adesso quota attorno ai 1.730 dollari per oncia) – scrive Francesco Caruso, animatore del blog www.francescocaruso.ch, in un suo commento –. Siamo alla vigilia di una esplosione come quella che accompagnò gli ultimi mesi del 1979? Non lo so. Solo negli ultimi mesi ho visto l'avversione contro l'oro diventare rabbiosa accettazione. E l'oro (titoli auriferi compresi) non è certo presente nei portafogli degli investitori come sarebbe logico aspettarsi, vista la performance strepitosa degli ultimi dieci anni. Quanti sono investiti in oro? Eppure per undici anni ha fatto in media il 30% all'anno».
Secondo Websim il trend di fondo del metallo giallo è ancora positivo, con i primi ostacoli importanti a 1.800 dollari per oncia e i supporti a 1.520-1.480. Finchè resta sopra i 1.550, «supporto enorme e stop strategico – pensa Caruso – nessuno può dire fin dove si spingerà». Hsbc, giusto per la cronaca, ipotizza un prezzo medio di 1.850 dollari per oncia nel 2012, di 1.800 nel 2013 e di 1.750 nel 2014.
Passiamo ai bond governativi che, secondo Caruso, «stanno vivendo gli ultimi bagliori di un Bull market generazionale, in attesa che – finiti (ci vorrà tempo) i supporti degli acquisti concertati e del quantitative easing – ritorni il contatto con la realtà. I bond devono pagare un interesse non solo fittizio, ma in termini reali: ora non è così, a parte – confidando nel meglio – i BTp lunghi».
«Il bund future decennale tedesco (venerdì scorso attorno a 137-138, ndr) si conferma debole negli ultimi giorni in scia all'ottimismo sulla zona euro – dicono gli analisti di Websim –. Continuano però a mancare veri segnali di inversione (sotto 137/136) per cui si raccomanda prudenza nell'andare short». D'altra parte, per quanto riguarda i periferici, «l'Italia continua a guadagnare credibilità internazionale. Lo spread BTp/Bund 10 anni è stabile a 358, mentre il rendimento del BTp 2 anni scende al 2,84%, livello minimo da aprile 2011. Restiamo positivi e ovviamente più scendono i rendimenti a breve più diventano interessanti le scadenze medio-lunghe».
Veniamo infine alle Borse. Probabilmente, fra adesso e marzo, vedremo una pausa. Quindi nelle prossime settimane è meglio portare a casa i profitti, anche perché i mercati sono oggettivamente tirati. Poi può tornare la crescita? Forse. «Nel breve si può ancora comprare – dice Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos –. Più avanti ci sarà una correzione non particolarmente profonda. La fine dell'anno è avvolta nel mistero e sarà tutta giocata in America sulla questione fiscale. Chi guarda a 4-5 anni, ammesso che esista veramente qualcuno che riesce a farlo, continui a comprare azioni sulle correzioni e diffidi dalla mortifera tranquillità di Bund e Treasury».

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