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Prove di fisco facile dall’Iva agli appalti

I rimborsi Iva cercano la semplificazione: non sarà più necessario prestare una fideiussione o una garanzia fino a 15mila euro e oltre questo importo servirà il visto di conformità. Non vengono, però, eliminati del tutto gli oneri a carico delle imprese per ottenere gli importi spettanti. Inoltre saranno necessari da tre a cinque bilanci in rosso di fila per far scattare il maxi-prelievo fiscale Ires al 38 per cento. La scelta dei regimi per il consolidato o per la trasparenza fiscale non richiederà più una comunicazione a parte ma si potrà fare direttamente nella dichiarazione dei redditi. Stop alla responsabilità solidale per il mancato versamento delle ritenute da parte del subappaltatore. Tetto più alto per l’invio al Fisco dell’elenco delle operazioni con Paesi black list. E ancora viene parificata la soglia per la deducibilità ai fini delle imposte sui redditi e per la detrazione Iva delle spese per omaggi. Lo schema di decreto attuativo della delega fiscale sulla dichiarazione precompilata – atteso al Consiglio dei ministri di domani – contiene anche un corposo pacchetto di semplificazioni per le imprese.
Una delle principali novità riguarda l’alleggerimento delle procedure sui rimborsi Iva. Le disposizioni attuali prevedono, infatti, un obbligo di prestare garanzie quando l’importo supera i 5mila euro (in realtà l’importo è ancora espresso in lire). Garanzie che possono consistere in una cauzione sotto forma di titoli di Stato o garantiti dallo Stato o di una fideiussione rilasciata da un’azienda o istituto di credito o da un’impresa commerciale che a giudizio dell’amministrazione finanziaria offra adeguate garanzie di solvibilità o ancora di una polizza fideiussoria rilasciata da un istituto o impresa di assicurazione. La garanzia serviva essenzialmente all’Erario per tutelarsi nel caso in cui successivamente il rimborso risultasse non dovuto a seguito di controlli. La semplificazione – già comparsa nelle prime bozze del decreto Pa di venerdì scorso – risponde anche all’obiettivo di chiudere la partita dell’infrazione aperta in sede comunitaria contro l’Italia.
La correzione non elimina tutti gli oneri a carico delle imprese ma stabilisce che fino all’importo di 15mila euro non sarà più necessario alcun adempimento per ottenere l’importo spettante, oltre questa cifra servirà il visto di conformità ossia il “bollino di qualità” apposto da Caf e professionisti abilitati per certificare che i dati della dichiarazione da cui risulta il credito siano veritieri. Sono previste delle eccezioni in presenza delle quali la garanzia resta necessaria: è il caso delle imprese o delle attività produttive che sono a inizio o fine attività, quelle a cui sono state raggiunte da avvisi di accertamento e naturalmente quelle che sono prive del visto di conformità sulla dichiarazione. Ma non è la sola modifica che l’attuazione della delega è destinata a introdurre sul fronte dei rimborsi. Perché in tutti i casi in cui si attende la restituzione di un importo dall’agente della riscossione non bisognerà più presentare due richieste separate per ottenere l’importo e l’altra per gli interessi maturati, ma ne basterà solo una.
Lo schema di decreto legislativo del Governo punta a vincere anche le ultime resistenze per cancellare definitivamente la solidarietà sugli appalti in ambito fiscale (resterà invece quella per i contributi assistenziali e previdenziali), eliminando anche quella per l’omesso versamento delle ritenute da parte del subappaltatore: un onere che, secondo le stime di Cna, vale 1,23 miliardi di euro all’anno.
Un altro dei ritocchi in arrivo riguarda il periodo di perdita continuata che può far scattare il regime delle società di comodo con un aggravio anche sull’aliquota d’imposta da pagare (l’Ires rischia di salire al 38 per cento): si punta, infatti, a spostare da tre a cinque anni il periodo di perdita reiterata in base alla quale l’impresa può essere considerata dal Fisco una “finta” società.
Semplificazioni anche per le comunicazioni al Fisco. La comunicazione delle operazioni con Paesi black list (ossia ritenuti paradisi fiscali dall’Italia) dovrebbe diventare annuale (e non più mensile o trimestrale come ora) e la soglia a partire dalla quale andrà effettuata potrebbe addirittura essere elevata a 10mila euro, secondo alcune ipotesi allo studio. Per tutta una serie di regimi opzionali – dal consolidato alla trasparenza fiscale – non ci sarà più bisogno di una comunicazione a parte ma la scelta si potrà effettuare direttamente in dichiarazione dei redditi.

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