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Proto indagato per aggiotaggio e truffa

Alessandro Proto, il finanziere che negli ultimi mesi è salito alla ribalta delle cronache per le dichiarazioni relative alle partecipazioni in Rcs e Mps, è indagato dalla procura di Milano per i reati di aggiotaggio e truffa.
Secondo l’inchiesta del pm Isidoro Palma, l’ipotesi di aggiotaggio si riferisce a una serie di comunicazioni non trasparenti date al mercato dalla Proto Consulting, finanziaria che fa capo al manager 38enne. L’accusa di truffa riguarderebbe invece alcune operazioni immobiliari e l’attività del fondo “salva-imprese” Caronte, da lui lanciato nel 2010. A quanto si apprende, inoltre, gli inquirenti starebbero valutando anche l’ipotesi di bancarotta all’interno della stessa inchiesta sulla “galassia” societaria di Proto.
Nel mirino degli investigatori ci sarebbero soprattutto alcune comunicazioni fornite al mercato relative a società quotate. In alcuni comunicati, secondo l’indagine, Proto avrebbe riportato solo “mezze verità” o comunque informazioni non precise e fuorvianti. Al vaglio ci sarebbero anche comunicazioni sulle offerte per l’acquisto di partecipazioni in Unicredit, Rcs, Mediobanca e Fiat, oltre che di quote in Mps. Proposte di acquisto che, secondo i Pm, sono state avanzate, salvo poi non segnalare al mercato che le stesse offerte non erano andate a buon fine.
Nelle scorse settimane Proto – che nei giorni scorsi ha annunciato la sua candidatura alle primarie del Pdl – sarebbe anche stato sentito a verbale dagli inquirenti (al momento era ancora persona informata sui fatti) e in quell’occasione avrebbe spiegato che non è lui direttamente ad acquisire quote delle società, oggetto delle comunicazioni, ma di farlo per conto degli investitori.
Sono proprio le comunicazioni relative alle partecipazioni nelle società quotate ad aver portato il finanziere agli onori delle cronache finanziarie. A fare più clamore, in particolare, sono state le dichiarazioni relative alle quote in Rcs, l’editore del Corriere della Sera: in una comunicazione alla Consob effettuata agli inizi di ottobre Proto risulta presidente di un patto di sindacato
partecipato da quattro misteriosi investitori esteri con il 2,77% del capitale Rcs. Consob ha chiarito poche settimane fa che non è stata «in grado di attestare la veridicità di quanto comunicato» al mercato e alla Consob stessa dallo stesso Proto «considerata la mancata comunicazione degli elementi richiesti entro il termine stabilito». Un atteggiamento che, così come avvenuto nel caso Ligresti, potrebbe configurarsi come «ostacolo alla vigilanza» e, di conseguenza, far scattare le segnalazioni alla Procura. «Non ho neanche fatto in tempo a ufficializzare la mia candidatura nel Pdl che già arrivano notizie false, infondate e diffamatorie», ha risposto Proto alla notizia dell’avvio dell’indagine. In una nota il finanziere ha detto di non aver «mai ricevuto alcun avviso di garanzia dalla procura di Milano» e di non essere «stato ascoltato da qualche magistrato». Per Proto «questa é la macchina del fango che si mette in moto contro chi vuole dare un contributo attivo al Paese». Per il suo legale, l’avvocato Francesco Rubino, «tutte le attività finanziarie della Proto Organization sono sempre state condotte nella massima trasparenza e rispetto delle regole del mercato e delle disposizioni della normativa italiana».

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