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Protezione dei dati, Facebook trema

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha annullato, ieri, la decisione della Commissione Ue (2000/520/Ce) che aveva dichiarato adeguato il livello di protezione offerto dall’accordo commerciale Usa-Ue denominato «Safe Harbour», relativo al trasferimento di dati personali dal territorio europeo agli Stati Uniti. Ai sensi della direttiva 95/46/Ce sul trattamento dei dati personali, ogni trasferimento di dati verso un paese terzo è, infatti, vietato se non sono garantiti adeguati livelli di protezione, condizione che può essere constatata dalla Commissione Ue con apposita «decisione di adeguatezza». Con riferimento a tale possibilità, nel 2000 la Commissione aveva ritenuto adeguate le garanzie offerte dal «Safe Harbour». Questo schema prevede una serie di regole e principi sulla protezione dei dati personali a cui le aziende statunitensi possono aderire, autocertificando la propria conformità. Le rivelazioni diffuse nel 2013 da Edward Snowden (un ex contractor della National security agency) hanno tuttavia portato alla luce l’ampia attività di sorveglianza dalle autorità pubbliche americane sui dati relativi a milioni di interessati, anche raccolti al di fuori degli Stati Uniti e successivamente trasferiti entro i confini nazionali. Sulla base di questa rivelazione, lo studente austriaco Maximilian Schrems ha denunciato all’Autorità per la protezione dei dati personali irlandese, l’inadeguatezza delle tutele offerte dall’accordo «Safe Harbour» che la Commissione aveva a suo tempo ritenute adeguate (facendo in particolare riferimento al trasferimento verso gli Stati Uniti dei dati personali presenti sul suo account Facebook, società che aderisce appunto al regime Safe Habour). L’autorità garante irlandese aveva rigettato questo reclamo sulla base della decisione di «adeguatezza» della Commissione. In grado di appello, l’Alta corte di giustizia irlandese ha tuttavia rimesso alla decisione della Corte di giustizia Ue su due questioni pregiudiziali: se le autorità nazionali possano indagare sull’adeguatezza del livello di protezione offerto dalla decisione di adeguatezza adottate dalle Commissione e se la decisione 2000/520/Ce sia valida. Secondo i giudici europei, ai sensi della Carta dei diritti fondamentali dell’unione e della direttiva 95/46/Ce, la decisione della Commissione non può sostituire né limitare il potere delle autorità nazionali di vigilanza, ed è invalida. La decisione della Corte ha, quindi, ampie ripercussioni. Per fare immediatamente fronte a queste difficoltà, alcune associazioni di categoria (inclusa la Computer and communication industry association) hanno già chiesto un intervento transitorio urgente da parte del legislatore europeo. Nel frattempo, non bisogna dimenticare che la normativa offre delle alternative allo schema Safe Harbour per il trasferimento legittimo di dati verso gli Usa. Quali, tra le altre, il consenso dell’interessato, lo strumento che consente il trasferimento di dati tra società dello stresso gruppo e le clausole contrattuali che garantiscono che i dati trasferiti in forza del contratto saranno trattati conformemente ai principi stabiliti dal diritto europeo anche nel paese terzo di destinazione.

 

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