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Proteste contro il Salva Banche Bankitalia chiede nuove fusioni

ROMA.
Domenica la soddisfazione per aver evitato il bail-in, ma a distanza di pochi giorni dal salvataggio di Carife, Banca Marche, Carichieti e Popolare dell’Etruria, arrivano anche le contestazioni: le associazioni dei consumatori denunciano perdite da 1,2 miliardi di euro a carico dei 130.000 piccoli azionisti e dei 20.000 sottoscrittori di obbligazioni subordinate, che «hanno visto, da un giorno all’altro, dissolversi i risparmi di una vita», le banche piccole obiettano che su di loro si scarica il peso ma non i vantaggi dell’operazione, gli operatori di mercato fanno notare come una svalutazione così drastica dei crediti deteriorati sia “preoccupante” per future collocazioni di “non performing loans” a prezzi ragionevoli. E l’agenzia di rating Fitch giudica l’operazione eccessivamente costosa, visto che per salvare quattro banche che «rappresentano solo l’1% degli asset di settore» si sono messi in campo 3,6 miliardi, contributi straordinari a carico del sistema bancario che «aggiungeranno ulteriore pressione ai deboli indicatori di efficienza del settore e comprimeranno ulteriormente i modesti indici di redditività».
Le piccole banche rischiano di esserne schiacciate, tanto che il capo della vigilanza di Bankitalia Carmelo Barbagallo auspica «oculate operazioni di concentrazione » che permetterebbero «ad alcune banche di recuperare margini di efficienza e di redditività, rafforzandone la stabilità». «Siamo perplessi – ammette il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi – stiamo valutando attentamente tutti i profili della normativa per via dell’impatto che gli addebiti del Fondo di risoluzione potranno avere sulle piccole banche e, nello specifico, sulle BCC. E’ uno scenario del tutto nuovo, ma non possiamo non ricordare come il Credito Cooperativo abbia gestito e risolto tutte le situazioni di criticità che hanno riguardato le BCC esclusivamente con mezzi propri e senza far perdere un euro a depositanti, risparmiatori e obbligazionisti subordinati retail». La Consob, che aveva già denunciato la scarsa trasparenza nei confronti dei risparmiatori rispetto al salvataggio delle 4 banche, per evitare che si ripeta la stessa situazione sullo Srep (l’esame condotto dalla Bce sulle banche italiane) ha disposto che gli istituti debbano dare comunicazione immediata degli eventuali risultati negativi, se «almeno uno dei coefficienti patrimoniali risulterà inferiore alla soglia minima indicata dalla vigilanza». Per prima si è mossa Mps: per il 2015 è già stata raggiunta la soglia minima, dal 31 dicembre 2016 viene indicato il cet1 del 10,75%.
L’operazione di salvataggio desta preoccupazione anche negli operatori specializzati. Negli ultimi anni sono stati ceduti crediti deteriorati delle banche per 20 miliardi; per il 2016 si contava arrivare a 20 miliardi in 12 mesi. Il problema è che 8 miliardi sono i crediti deteriorati delle banche salvate, acquisiti al 26%. Un precedente rischioso per le altre banche che faranno fatica a cedere i propri crediti, anche garantiti, ad un valore maggiore.
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