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Protesta in rete: non toccate i contributi

di Alessandro Galimberti

Rabbia, incredulità, frustrazione, sarcasmo. Il popolo del web reagisce con veemenza alle anticipazioni dell'ennesimo correttivo alla manovra, in particolare alle modifiche alle pensioni di anzianità, lasciando sul sito internet del Sole 24 ore centinaia di commenti inviperiti. Tratto comune del diluvio di considerazioni, il risentimento verso una classe politica (soprattutto, ovviamente, il governo) "ondivaga", percepita ormai come una casta del tutto staccata dall'elettorato e dai problemi della gente comune. Cittadini che, questa volta più di altre, si sentono colpiti sia nei valori – con riferimento al servizio militare, peraltro all'epoca obbligatorio – e soprattutto nel portafogli, con effetto retroattivo e perciò ancor più beffardo.

Dal muro degli indignados spicca il post di Alberto, lucido nell'indicare il meccanismo iniquo alla base del mancato riconoscimento del riscatto universitario: «Vergogna! – scrive – Questo è un furto legalizzato. Nel mio caso il riscatto degli anni di laurea è stato pagato e calcolato sulla base degli ultimi stipendi. Quindi dal punto di vista dei contributi versati, equivale a lavoro effettivamente svolto. È come se mi dicessero che, pur avendo versato i contributi, le settimane di malattia non te le conteggio perché non eri in ufficio o fabbrica! Ma stiamo scherzando? Ma quando si manda a casa questo inutile ed iniquo governo?».

C'è poi chi cerca di andare oltre l'impeto di rabbia e tenta una lettura lobbystica del correttivo: «Manovrina fatta nel senso di colpire (ripeto colpire) chi non è sufficientemente organizzato per reagire e difendere compattamente i propri interessi» spiega un lettore che si firma con un numero. E con un numero simbolico (1789) si firma "mariantonietta", nickname evocativo, che dopo aver elencato alcuni dei privilegi della casta da cui poter attingere "a poste invariate", chiosa con un chiaro «Attenzione politici: non esagerate… la gente per bene, la gente tranquilla, quella che manda avanti il paese e che VI PAGA si sta stufando!!».

Reazioni variegate dal mondo dei giovani, studenti o da poco "ex", sospesi tra rassegnazione e speranza.

Max, ingegnere prossimo alla laurea, ha deciso «di abbandonare questo paese. Ora basta. Non si può continuare a penalizzare chi studia, si impegna e fa sacrifici e contemporaneamente continuare a vedere gente come il "trota" o la Minetti pagata migliaia di euro al mese. Si azzera il fondo per le borse di studio e non si tagliano i vitalizi. Tutti all'estero e saluti all'Italia e ai soldi che ha speso per formarci!». Al contrario Giorgio, ha «33 anni, esperienze di lavoro internazionali in diversi Paesi che mi mancano sempre di più. Il 5% per i redditi alti non è stato ritenuto possibile, il Sistri per regolarizzare smaltimento rifiuti nemmeno (che figuraccia!) … mentre il non contabilizzare la laurea a fini pensionistici sì… Mi sembra veramente una barzelletta … ma, ancora e sempre molto fiducioso, spero sia tutto un brutto sogno dal quale risvegliarmi presto».

Non può mancare la lettura con risvolto politico, giocando sulle dichiarazioni del premier sul decreto di ferragosto. «Il nostro presidente del consiglio ora è sereno e soddisfatto. Finalmente la supertassa per i ricchi è stata tolta. Così il suo cuore ora non gronderà più sangue. Invece gronderà il cuore di chi ha servito per obbligo l'amata Patria per un anno di leva per vederselo poi non più riconosciuto ai fini previdenziali. La misura ora è colma, non se ne può proprio più. Ma dove vogliono arrivare?» si chiede il lettore a firma "79311".

E poi c'è anche chi di scherzare non ha più voglia, ma non per sfinimento da teatrino della politica. Racconta Roby: «Mi hanno portato via in un colpo solo 6 anni di contribuzione, speravo di arrivare alla pensione a 61 o 62 anni perché avendo già avuto un cancro non so se arrivo fino ai 65 … grazie Lega, grazie Trota (tanto lui non deve riscattare periodi di università o militare) grazie Silvio e grazie opposizione!».

 

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