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Protagonisti a Bruxelles con un milione di firme

Una democrazia sempre più partecipata dai cittadini. È con questo intento che l’Unione europea ha approvato l’anno scorso un regolamento per consentire a gruppi di persone di far sentire la loro voce a Bruxelles attraverso la presentazione di proposte. Iniziativa che ora è diventata operativa anche in Italia con l’entrata in vigore, venerdì scorso, del Dpr 193/2012 – il provvedimento di attuazione delle indicazioni europee – e con il varo, da parte dell’Agenzia per l’Italia digitale, delle regole tecniche necessarie per la raccolta delle firme online, regole che sono diventate efficaci da sabato scorso.
La raccolta delle sottoscrizioni è, infatti, necessaria per la presentazione delle proposte. La proposta da sottoporre a Bruxelles deve partire da un comitato di cittadini – deve trattarsi di persone fisiche e non di organizzazioni o associazioni già costituite, che possono intervenire solo per promuovere e sostenere le iniziative – che hanno l’età per votare al Parlamento europeo (in Italia 18 anni) e almeno sette dei promotori devono risiedere in sette diversi Paesi dell’Unione. Il passo successivo è chiedere alla Ue di iscrivere l’iniziativa in un registro elettronico ad hoc – al momento vi risultano presenti 14 proposte – e dopo aver portato a termine tale procedura, si può iniziare con la raccolta delle firme.
Il comitato organizzatore deve, infatti, dare sostegno alla propria iniziativa con la presentazione di almeno un milione di firme, sia autografe sia digitali, da raccogliere entro un anno in almeno sette Paesi dell’Unione. Le sottoscrizioni possono provenire anche da più di sette Paesi, ma è fondamentale che in almeno sette Stati sia raccolto un numero di sottoscrizioni non inferiore alle soglie indicate da Bruxelles (si veda la tabella sopra). Si tratta di un tetto minimo ottenuto moltiplicando per 750 il numero dei parlamentari europei di ciascuno Paese membro. In Italia, per esempio, si devono raccogliere almeno 54mila sottoscrizioni.
È quanto dovrà fare la prima – e per ora unica – iniziativa nata nel nostro Paese, il cui titolo è “Uno di noi” e il cui obiettivo è la protezione giuridica della dignità, del diritto alla vita e dell’integrità di ogni essere umano fin dal concepimento. La raccolta delle firme relative a questa iniziativa è già partita, anche perché in altri Stati i tasselli legislativi per rendere operative le regole dell’Unione ci sono tutti da tempo.
Il via alle sottoscrizioni italiane lo si potrà, invece, dare, di fatto, da questa settimana. E si potrà iniziare su entrambi i versanti: potranno essere raccolte sia le firme autografe sia quelle digitali. Infatti, l’entrata in vigore del decreto che recepisce il regolamento Ue 201/2011 è avvenuta quasi in contemporanea con le regole tecniche per l’acquisizione delle sottoscrizioni online. La neonata Agenzia per l’Italia digitale – istituita per ora solo sulla carta, perché in realtà continua a operare la vecchia DigitPa, che risulta assorbita nel nuovo organismo – ha accelerato i tempi e ha varato le regole tecniche il giorno prima dell’entrata in vigore del Dpr 193, stabilendone l’operatività da sabato. «È la conferma della nostra massima attenzione ai temi europei», afferma Francesco Beltrame, presidente di DigitPa.
Le iniziative dei cittadini possono ottenere finanziamenti – quella italiana è sponsorizzata dalla fondazione Vita Nova con un contributo di 50mila euro –, che devono essere resi pubblici sul registro in cui compaiono tutte le proposte.
Una volta raccolte le firme e verificato che sia tutto a posto, la Commissione europea riceve gli organizzatori per consentirgli di esporre i dettagli della proposta e dà loro anche l’opportunità di riferirne in un’audizione pubblica presso il Parlamento europeo. Dopodiché, la Commissione esamina l’iniziativa ed entro tre mesi rende pubbliche le proprie valutazioni giuridiche e politiche e le eventuali azioni da intraprendere per dare seguito alla proposta.

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