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Proroga Pec in cerca di legge

di Valentina Melis

La posta elettronica certificata delle imprese cerca una proroga "ufficiale". È scaduto ieri, infatti, il termine fissato tre anni fa (dal Dl 185/08) perché le società di persone e di capitali comunicassero al Registro imprese il proprio indirizzo Pec, vera e propria sede "elettronica" presso cui ricevere comunicazioni e notifiche, con il valore di una raccomandata con ricevuta di ritorno. Secondo i dati di Unioncamere, le comunicazioni di indirizzo Pec arrivate regolarmente entro il 29 novembre saranno 1,7 milioni (venerdì 25 novembre sono state 151.144, e lunedì 133.459). Si arriva così a una copertura di circa il 62% sul totale delle società iscritte (2.727.579), anche se le società che si stimano attive sono 1,85 milioni. Da oggi, dunque, sarebbe applicabile la sanzione amministrativa da 103 a 1.032 euro (prevista dall'articolo 2630 del Codice civile) per tutte le società che non si sono messe in regola con questa comunicazione al Registro.

La circolare 224402 del ministero dello Sviluppo economico del 25 novembre (si veda «Il Sole 24 Ore» del 26 novembre) ha però fatto presente alle Camere di commercio l'«opportunità», in questa prima fase di applicazione delle norme del Dl 185/08, di non comminare le sanzioni alle società che non abbiano comunicato in tempo l'indirizzo Pec, e di ritenere come «corretto adempimento» anche quello effettuato in ritardo, «almeno fino all'inizio del nuovo anno». Alla base di questa "apertura" del ministero, l'intasamento denunciato dai gestori del sistema di posta elettronica certificata, travolti da una mole enorme di richieste di indirizzi Pec da parte delle imprese, proprio in vista della scadenza del 29 novembre. La circolare ministeriale precisa peraltro che l'indicazione della linea "morbida" è stata data dopo aver sentito «informalmente anche l'Unioncamere».

La linea dettata dal ministero ha lasciato perplessi, tuttavia, gli amministratori di diverse Camere di commercio, preoccupati di non causare un danno erariale con la mancata riscossione delle sanzioni.

L'Istituto nazionale tributaristi (Int) ha già segnalato, ad esempio, «atteggiamenti opposti» di due Camere dell'Emilia-Romagna: «Bologna – si legge in un comunicato – non applicherà le sanzioni in ossequio alla circolare ministeriale, Forlì-Cesena, invece, dopo la data del 29 novembre, sanzionerà qualsiasi tardiva iscrizione di Pec societaria». La Camera di Forlì-Cesena, interpellata dal Sole 24 Ore, nega che siano state impartite istruzioni precise sull'applicazione delle sanzioni, ma ammette di essere in attesa di un intervento normativo o, quantomeno, di un parere del ministero dell'Economia.

Secondo il presidente dell'Int, Riccardo Alemanno, anche la Camera di Varese sarebbe orientata verso la linea più intransigente. «Chiederemo al ministero dello Sviluppo economico – spiega Alemanno – che sia al più presto introdotta una proroga ufficiale del termine del 29 novembre, per mettere al riparo tutti i soggetti da possibili contestazioni, sia le imprese, sia le Camere di commercio».

Proprio per individuare una linea comune, è già convocato per il 6 dicembre, presso Unioncamere, un incontro fra i conservatori.

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